martedì, Novembre 30, 2021
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La favola della psichiatria migliore al mondo.

Il caso del paziente psichiatrico tragicamente morto mentre si trovava in stato di contenzione nel reparto di psichiatria dell’Ospedale di Livorno, e quello di Valerio, il liceale sottoposto a TSO per aver manifestato platealmente le sue idee, suggeriscono ancora una volta alcune riflessioni riguardo il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). 

La narrativa dominante descrive la psichiatria italiana come un’isola felice, ma si scontra con una realtà ben diversa: siamo infatti clamorosamente inadempienti di fronte alle richieste delle autorità europee ed internazionali preposte alla tutela dei diritti umani, e in flagrante violazione di una sentenza della Corte di Cassazione. Salvo poche eccezioni, la psichiatria italiana non ha mai realmente superato la logica manicomiale; e la legge 180 – impropriamente nota come ‘legge Basaglia’ – ha ben poco a che fare col pensiero innovativo del grande riformatore veneziano. 

La legge, in realtà, fu approvata in fretta e furia dal parlamento per evitare il referendum proposto dai Radicali sulla chiusura dei manicomi.  E lo stesso Franco Basaglia, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, ebbe modo di dire:  

“Non si deve credere di aver trovato la panacea a tutti i problemi della malattia mentale con il suo inserimento negli ospedali. La nuova legge cerca di omologare psichiatria e medicina, cioè il comportamento umano al corpo. È come omologare cani e banane… Negli ospedali ci sarà sempre il pericolo dei reparti speciali, del perpetuarsi di una visione segregante ed emarginante.” 

Cambiare tutto per non cambiare niente.

Come previsto, la montagna partorì un topolino: nei reparti psichiatrici si è meramente riprodotta la stessa logica manicomiale che fu oggetto di contestazione negli anni della riforma. Persiste un impiego sistematico di pratiche manicomiali, come il ricovero coatto, le porte chiuse e le grate alle finestre, il sequestro dei beni personali, la limitazione e il controllo delle telefonate, la limitazione delle visite e il ricorso diffuso alla contenzione meccanica e farmacologica.    Giorgio Antonucci, che Basaglia scelse come collaboratore, spiega in questo video perché “Il manicomio non è un edificio, ma un criterio”. (https://www.youtube.com/watch?v=7yqhjFeejBM).  

Psichiatria italiana: avanguardia o fanalino di coda? 

La stampa riferisce quasi ogni giorno di gente disposta a tutto pur di evitare un TSO. Molto spesso si tratta di persone che, per averlo già subìto, conoscono bene il TSO e le sofferenze che esso causa. E non mancano i casi di morte: a Livorno, a Bergamo (Elena Casetto, morta bruciata viva nel letto a cui era legata con fascette a polsi e caviglie), a Vallo della Lucania (Francesco Mastrogiovanni, morto in mezzo ai suoi escrementi al termine di un’agonia durata oltre quattro giorni, legato al letto di contenzione senza mangiare e senza bere e senza che nessuno si occupasse di lui), a Torino (Andrea Soldi, morto soffocato durante un TSO) e tanti altri. 

Nel 2004 la Corte Europea per i Diritti Umani redarguì severamente l’Italia scrivendo che la consuetudine dei giudici tutelari, di limitarsi a verificare la correttezza formale della richiesta di TSO, costituisce un “grave errore”; i giudici dovrebbero ascoltare la persona interessata in un contraddittorio, anche recandosi in ospedale se necessario (decisione n° 8/10/2013 – ric. 25367/11). Sono passati diciott’anni, e nel Belpaese si continuano a fare orecchie da mercante. 

Nel 2013 il Consiglio per i Diritti Umani dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha pubblicato il rapporto del Relatore Speciale su “tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti”. In questo documento si chiede “un divieto assoluto di tutti gli interventi medici forzati e non consensuali” come “elettroshock e farmaci psicotropi …”. Il rapporto del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite del luglio 2018 su “Salute mentale e Diritti Umani”, ha anche invitato i governi a riconoscere il trattamento psichiatrico forzato … “come pratiche che costituiscono tortura o altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti. In Italia, ancora, queste raccomandazioni vengono del tutto ignorate. 
https://www.ohchr.org/documents/hrbodies/hrcouncil/regularsession/session22/a.hrc.22.53_english.pdf

Nel 2018 la Corte di Cassazione, pronunciandosi sul caso della morte di Francesco Mastrogiovanni nel reparto di psichiatria di Vallo della Lucania, stabilì che la contenzione meccanica, un presidio restrittivo della libertà personale, non ha finalità curative né produce l’effetto di migliorare le condizioni di salute del paziente. 
https://www.penalecontemporaneo.it/upload/2833-cass-50497-18.pdf

Ammesso e non concesso che il TSO sia davvero un atto medico (qualcosa che ‘cura’ una malattia), non si possono comunque ignorare le implicazioni sul piano del Diritto: si tratta pur sempre di privare qualcuno della libertà personale – un diritto sancito dalla Costituzione – e non è quindi possibile prescindere dal diritto alla difesa. 

Il CCDU, Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani sostiene la campagna “Legittima Difesa” per la riforma del TSO in senso garantista. Tra le novità che si desidera introdurre, le principali sono: 

obbligo di notifica del TSO a chi vi è obbligato 

limitazione del ricorso al TSO solo nei casi di comprovato stato di necessità 

diritto di difesa legale gratuita per tutti coloro che sono sottoposti a TSO 

udienza di convalida dinnanzi al Giudice Tutelare con l’assistenza di un legale 

limite massimo di durata dei trattamenti involontari 

divieto di contenzione 

libero accesso delle associazioni di tutela presso i reparti psichiatrici 

piena libertà di comunicazione dei ricoverati con l’esterno 

dotazione di un sistema di videosorveglianza in ogni reparto psichiatrico 

esonero di responsabilità penali a carico agli operatori nell’applicazione delle superiori norme 

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus  www.ccdu.orgwww.facebook.com/ccdu.org  


Comunicato da Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus.


Ganzetti Raffaella
Sono nata a Milano ormai molti anni fa e nella mia faticosa vita ho effettuato tante esperienze sia umane che professionali. Ho avuto inizialmente esperienze con bambini anche se il mio interesse si è sempre rivolto alla fascia adolescenziale o giovane adulti. Ho avuto la fortuna di lavorare per tanti anni con persone con disabilità sia grave che lieve che ai limiti inferiori di norma, occupandomi dell’aspetto educativo e successivamente terapeutico. L’esperienza mi ha portato a ideare modelli d’intervento sempre maggiormente centrati sulla persona che è l’unico protagonista della sua vita anche in caso di disabilità. Nelle diverse formazioni che ho effettuato a genitori e a personale che si occupa di sociale ho sempre cercato di far comprendere l’importanza dell’ascolto empatico, del contenimento emozionale elementi che nel tempo sono diventati la base del mio metodo. Già Direttore Responsabile di un altro giornale on line la cui redazione era formata da persone con disabilità ora mi accingo a portare avanti un nuovo progetto “Milano più Sociale”
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