martedì, Settembre 21, 2021

Attaccamento.

Donald Woods Winnicott (1965) ha segnalato l’importanza e relativi effetti della Deprivazione Materna della Care nel corso del primo anno. Per una sana evoluzione Winnicott ha dato importanza a tre competenze materne: holding (contenimento), handling (manipolazione), object presenting (presentazione della realtà tramite gli oggetti e ha affermato che nelle prime fasi della vita non esiste un bambino solo, ma un bambino con la madre.

È di frequente riscontro che genitori che maltrattano i figli hanno avuto infanzie infelici in famiglie rifiutanti, violente, disgreganti. Le ragazze di queste famiglie quando diventano madri presentano frequentemente difficoltà di rapporti affettivi con i loro figli (Wolkink, Hall, Pawlby, 1977). Ragazze che hanno vissuto una infanzia infelice nella relazione materna, tendono a unirsi con uomini instabili che hanno avuto anch’essi un’infanzia infelice.

Anche gli etologi si sono impegnati sul problema dell’attaccamento. Lorenz (1965) e Harlow

(1958) hanno dimostrato l’importanza dell’attaccamento anche nella copia animale madre-figlio.

Gli studi di Hinde (1977) sulle scimmie Rhesus hanno dimostrato che gli effetti della separazione dalla madre sono in rapporto al tipo della relazione madre-bambino antecedente la separazione; il danno della separazione sarà più grave se la relazione madre-bambino non è stata valida.

L’obiettivo biologico dell’attaccamento è la protezione dai pericoli, il legame affettivo, l’aiuto all’apprendimento e alla socializzazione.

Con John Bowlby (1969) nasce la teoria dell’attaccamento. La prevenzione per la salute mentale del bambino, per una società che ama l’infanzia, inizia facendosi carico dei genitori e “… che le cure materne nella prima infanzia e nella fanciullezza siano essenziali per la salute mentale” (Bowlby, 1952); “la separazione prolungata di un bambino dalla propria madre (o sostituto materno) durante i primi cinque anni di vita emerge come la causa più importante dello sviluppo di un carattere delinquenziale” (Bowlby, 1944). L’autore sostiene che il bambino trascurato e psicopatico crescendo diventerà un genitore trascurante e psicopatico. (Bowlby, 1952) e dà la massima importanza alle necessità di professionalizzare tutti coloro che lavorano a contatto con i bambini. Una deprivazione materna agisce, insieme ad altri fattori, come fattore di vulnerabilità per un potenziale buon rapporto madre-figlio e per l’evoluzione della personalità.

Per Bowlby l’organizzazione del comportamento è fondata sull’elaborazione del separamento del sé dalla madre e sul superamento della paura della perdita della figura materna.

L’attaccamento è sentirsi sicuri e protetti, è una relazione reciproca madre-bambino. Un attaccamento buono richiede la vicinanza della figura rappresentativa dell’attaccamento, la base sicura a cui poter ritornare nel bisogno e l’ansia per la separazione dalla figura rappresentativa dell’attaccamento.

La figura rappresentativa per eccellenza dell’attaccamento è la madre o la persona che si impegna

alla care del bambino, ma spesso possono collaborare anche padre, fratelli, nonni, baby sitter.

L’attaccamento necessita di un suo sviluppo nei primi mesi di vita e a circa sei mesi si evidenzia la triade dell’attaccamento:

vicinanza – base sicura protesta alla separazione
Bowlby sostiene che una volta costituitosi l’attaccamento e stabilizzatosi entro i tre anni, pur nel suo diverso manifestarsi, persiste per tutta la vita. Nella complessa dinamica dell’attaccamento oltre le persone entrano anche oggetti (esempio l’oggetto transizionale o meglio i diversi potenziali oggetti con significato transizionale) e anche i luoghi o le situazioni (es. la propria casa o la propria stanza).

 

Mary Ainsworth, tramite la Strange Situation (1978) ha approfondito il problema dell’attaccamento e ha evidenziato tre tipi di comportamento: A (attaccamento insicuro evitante), B (attaccamento sicuro), C (attaccamento ambivalente). Nelle prime ricerche Ainsworth aveva valutato il comportamento senza conoscere la storia dei bambini.

Mary Main (1990) ha messo a punto una indagine tramite intervista ai genitori per la valutazione e diagnosi delle problematiche di attaccamento, nei disturbi post traumatici da stress, nei disturbi di personalità, nelle nevrosi e in altre problematiche relazionali. Propone il riconoscimento di una quarta tipologia oltre la A, B e C: quella dei comportamenti disorganizzati/disorientati, separati in parte dalla categoria C della Ainsworth.

Attaccamento Sicuro – Strategia di tipo B

Caratterizzato da sicurezza ed equilibrio nelle relazioni, disponibile alle nuove esperienze, fiducia nelle figure care giver nelle situazioni di difficoltà o di pericolo, capacità di sopportare distacchi prolungati senza timore di essere abbandonato, buona fiducia del sé, comportamento affidabile, tono dell’umore gioioso. L’attaccamento sicuro evolve con figure di riferimento evolutivo, valide, affettive, stimolanti ed equilibrate nella relazione con il bambino in rapporto alle esperienze e alle caratteristiche del suo temperamento.

Attaccamento Insicuro

Domina l’insicurezza nell’affronto delle nuove esperienze, non si sente amato, relazioni carenti, superficiali o rifiutate, vissuto di un potenziale abbandono e tono dell’umore depresso. L’attaccamento insicuro evolve con figure di riferimento evolutivo poco o per nulla affettive, con carenza o assenza di contatti corporei, di conforto e di protezione.

Vengono differenziate tre tipologie

Evitante – Strategia di tipo A

Il bambino inibisce le manifestazioni affettive negative e adotta un comportamento prevedibile per la convinzione che non incontrerà il sostegno adeguato nel bisogno o verrà rifiutato dal care giver. Il bambino limita le sue richieste affettive e di aiuto evolutivo per prevenire il rifiuto, mantiene distanza spaziale dal care giver con atteggiamento difensivo. I soggetti che usano questa modalità adottano comportamenti adeguati a ottenere il risultato già sperimentato in situazioni precedenti. La mancanza d’amore e di aiuto evolutivo porterà spesso il bambino ad essere autosufficiente per compenso.

  • Bambini nascondono i loro affetti negativi. Questi bambini per evitare esperienze affettive negative regolano il proprio comportamento a favore del benessere materno, invertendo in tal modo i ruoli.
  • Bambini ubbidienti. Il loro comportamento è indirizzato al rispetto delle richieste genitoriali per evitare sensazioni negative. Il bambino con il comportamento ubbidiente limita ogni conflitto con la figura che in tal modo si sente valida nel suo atteggiamento di carenza protettiva e di cure.

Ambivalente – Strategia di tipo C

I soggetti che usano questa modalità adottano comportamenti dipendenti dall’intensità degli stimoli e dal livello emotivo, condizionato dall’elaborazione del sistema limbico. Il bambino agisce prevalentemente tramite gli affetti negativi e/o falsificati (tutto negativo e/o tutto positivo), in modo poco prevedibile, molto insicuro, ansioso, e facile preda all’ansia da separazione, difficoltà e insicurezza nell’affronto delle nuove esperienze, sfiducia nelle proprie possibilità, tono dell’umore con oscillazioni tra l’ipereccitato-rabbioso e il depresso-accudente.

L’attaccamento ambivalente è frequente con figure instabili, ora disponibili ora rifiutanti, spesso con frequenti separazioni specie nei primi due anni.

Bambini aggressivi, ostili, minacciosi

  • Bambini deboli, passivi, falsamente incompetenti
  • Attaccamento Disorganizzato/Disorientato Strategia tipo D (Main, Solomon)

Il bambino presenta un comportamento disorientato nei confronti della situazione reale e in particolare con la figura di riferimento affettivo e assumono atteggiamenti contradditori, di paure, di terrore, di fuga, di immobilità e di rifiuto. La figura dell’attaccamento viene vissuta come

 

minacciosa, il bambino evidenzia un comportamento illogico specie nei momenti di distacco e di riavvicinamento nei confronti del care giver.

Le figure di riferimento di questi bambini incutono paura per comportamenti di collera, aggressività, espressioni mimiche non rassicuranti o senza espressione. La disorganizzazione viene generata dalla difficoltà o impossibilità di un senso logico tra il percepito e le richieste di accudimento.

Nell’attaccamento disorganizzato la figura di attaccamento viene vissuta minacciosa in quanto la mimica e il comportamento inducono il bambino a percepire la madre spaventata e pertanto spaventante in quanto riceve un messaggio di pericolo in contraddizione alla realtà ambientale che non presenta situazioni di pericolo. Diversi autori hanno correlato l’attaccamento disorganizzato a traumi non risolti nella figura di attaccamento.

Patricia Crittenden (1995, 2006, 2008) propone il Modello Dinamico Maturativo che pone l’organizzazione del comportamento sulla sopravvivenza dell’individuo nel quale l’attaccamento è centrato sull’evitamento del pericolo e sulla sessualità che considera significati fondamentali dell’essere vitale ed esistenziale. Il comportamento si organizza sulla base dell’esposizione al pericolo e relativo superamento, prima tramite la madre e in seguito in modo autonomo dopo il processo di separazione-individuazione e autonomizzazione. Crittenden ritiene che questo processo raggiunga il livello maturativo ottimale nei primi trenta anni di vita. Nella sua impostazione teorica gli stimoli sensoriali attivano circuiti neuronali che realizzano due modalità funzionali:

  • Ordine temporale degli stimoli che produrrà informazioni cognitive e causali
  • Intensità degli stimoli che produrranno le emozioni e i

Gli stimoli sensoriali attivano configurazioni sinaptiche che se ripetute configurano le rappresentazioni dei significati che inducono all’azione. La stimolazione frequente dei circuiti sinaptici li rende facilitati a riattivarsi alla presentazione di nuovi stimoli relativi a quella esperienza permettendo la rappresentazione mentale relativa a quella esperienza. Damasio (1994) sostiene che l’esperienza non viene conservata come memoria della rappresentazione interna, ma come facilitazione di complessi sinaptici facilitati. Questo meccanismo facilita la continua rielaborazione delle esperienze (pertanto la capacità d’adattamento) in funzione del tipo e intensità degli stimoli in atto in quella situazione.

Nel lattante il bambino impara a dare significati alle informazioni tramite la madre, se questa è carente imparano a dare loro stessi i significati per la scelta del comportamento e per influenzare l’organizzazione della propria mente. Nel lattante la madre che comprende le situazioni di bisogno e di malessere, adottando comportamenti di superamento delle difficoltà, determina l’attaccamento di tipo B. La madre che con il comportamento accentua la situazione di malessere induce un attaccamento di tipo A o C. Le tipologie individuate dalla Crittenden sono quelle riportate nella figura 1.

Nel lattante la madre, oltre ad essere affettivamente comunicativa, in caso di sofferenza del bambino tende ad essere complementare, se è agitato la mamma è calma e rassicurante, se il bambino è poco interessato alla comunicazione la mamma innesta stimoli utili per una sintonia affettiva. In caso di sofferenza e mancata risposta consolatoria della madre il bambino può reagire in diversi modi: a) la mamma non risponde, il bambino piange sempre più forte e alla fine se spossato si addormenta; b) il genitore ha atteggiamenti frustranti (lo sgrida, urla dice che è un bambino cattivo), il bambino piange a lungo tutti i giorni all’insorgere del malessere, ma dopo circa due mesi diventa non più richiedente; c) il genitore fornisce risposte false rispetto al bisogno (atteggiamenti corporei falsi rispetto al sentito affettivo) e in seguito il bambino impara ad usare comunicazioni false; d) il genitore ha un comportamento incostante con risposte anticipate o molto ritardate. Il comportamento a, b, c inducono un attaccamento di tipo A; il comportamento di tipo d induce un attaccamento di tipo C.

Nei primi 5-6 anni il bambino ha la capacità di adattamento delle strategie di relazione in rapporto alle diverse modalità di comportamento delle figure dell’attaccamento; è la capacità plastica di scelta adattativa atta ad una migliore possibilità di evitamento del malessere, pertanto le scelte strategiche del bambino sono in funzione del comportamento del care giver.

In età scolare i bambini hanno raggiunto una propria consapevolezza delle convenienze comportamentali, pertanto tendono a mantenere un equilibrio delle strategie anche al variare delle situazioni. In       fase    adolescenziale    si    verificherà    una    riorganizzazione     delle    strategie. Per la Crittenden il processo di attaccamento, seppur prevalentemente rappresentato dalla madre,

usufruisce di una pluralità di modelli, inclusi oggetti e situazioni.

 

Accudimento

  • Distorsioni del normale accudimento di protezione
  1. Tipo A. Genitori autoritari con protezione eccessiva dei figli, a volte anche maltrattandoli, per esagerazione della probabilità e intensità del pericolo.
    • Bambini molto bravi, con alti risultati, ubbidienti, eccessivamente adeguati alle richieste
    • Bambini bloccati, sfiduciati, paura di
  2. Tipo C. Genitori permissivi, proteggono troppo poco i figli sottovalutando i Si attivano solo quando i segnali di pericolo sono molto intensi e affettivamente attivanti.
    • Bambini aggressivi e minacciosi
    • Bambini depressi, passivi, falsamente

Distorsioni dell’accudimento per eccesso di protezione del sé

  1. Tipo Genitori che trasformano il desiderio di conforto in desiderio sessuale e comportamenti

sessuali nei confronti dei figli (anche fino all’abuso).

Bambini con intensi legami affettivi e confusivi con i genitori, facile consenso tra genitore e figlio.

  1. Tipo Genitori che esagerano la probabilità del pericolo per sé stessi, trascurano i propri figli.
    • Accudimento con carente comunicazione, genitori distaccati, depressi

Bambini nascondono i loro affetti negativi (inversione dei ruoli)

  • Accudimento ostile, aggressivo, punitivo.

Bambini ubbidienti (evitano il comportamento che determina reattività negativa del genitore.

 

Russo Roberto Carlohttps://www.csppni.it
Roberto Carlo Russo Roberto Carlo Russo, pediatra e neuropsichiatra infantile, ha fondato nel 1972 la prima Scuola Italiana di Psicomotricità. Autore 112 pubblicazioni, 10 libri e 12 test evolutivi innovativi, ha condotto specifiche ricerche sull'evoluzione normale e patologica del bambino, sugli effetti dei modelli evolutivi, sull'organizzazione della personalità del bambino e delle sue variabili, sulle modalità d'intervento psicomotorio e psicoterapico nell'infanzia, sulle modalità di aiuto educativo e di supporto terapeutico alle figure di riferimento evolutivo. Da sempre sostiene la necessità di affrontate le problematiche infantili in un’ottica di globalità che contempli le complesse interrelazioni tra l’individuo e l’ambiente.
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