Disagio adolescenziale e rapporto con il cibo.

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Chi è l’adolescente? Cosa nasconde dietro a silenzio e ribellione?
Si nutre ignorando i chili di troppo o  agisce terrorizzato da inesistenti chili di troppo.
Scandagliarne mente ed emozioni è pressoché impossibile per via di barriere innalzate dallo stesso.
Quale messaggio vuole comunicare attraverso il rapporto instaurato con il cibo?
Partiamo da un dato di fatto: l’adolescente è un soggetto che data l’età inizia un percorso di crescita non solo nel corpo, ma anche nell’intelletto e nelle emozioni.
Non ci troviamo innanzi a una patologia, bensì a una fase nel quale si lascia alle spalle l’infanzia per entrare nell’età adulta.
Lo sforzo in atto per crescere è espresso attraverso comportamenti che, pur differenti da ragazzo a ragazzo, hanno un punto in comune: il disagio, verso se stessi e gli altri.
Il bisogno di essere amato è manifestato attraverso gesti di sfida.
Fondamentale è il concetto di personalità, ovvero quanto il ragazzo percepisce di sé.
Proviamo a pensare ai piani di un edificio , la  cui compagine in parte è ereditata, e in parte  costruita, giungiamo alla  struttura di personalità  che subisce influenze ambientali, ma è anche caratterizzata da informazioni mentali ed emotive ereditate dai genitori alla nascita.
Questi ultimi infatti, non trasmettono solo colore di capelli e occhi, bensì altri aspetti quali l’intelligenza, il carattere, le abilità e ne apprendono la sfera sentimentale; non si discostano di molto le influenze ambientali, le quali inevitabilmente comprendono l’ambito familiare.
Un bambino non sopravvive senza un ambiente sano, solo in tal può passare dalla sopravvivenza a una vita adulta equilibrata..
Lo sviluppo della personalità è influenzata dall’attaccamento, in particolare dalla figura materna.
Secondo John Bowlby, psicologo, medico e psicoanalista, teorico dell’attaccamento: “Tale sistema è programmato, ha quindi forti radici biologiche, si sviluppa durante i primi mesi  di vita ed ha l’effetto di mantenere il bambino in una più o meno stretta prossimità con la figura materna.”
Questo significa che per tutto lo sviluppo, il bambino è condizionato da come viene amato, sentito e percepito dal genitore.

Tutto ruota intorno al rapporto genitori-figli.
Genitori che soffocano, intaccano la spontaneità del figlio, adulti assenti nell’età evolutiva lo rendono spaventato rispetto alla vita, genitori in balia dei propri fallimenti, vittime del personale modo di fare generano un rapporto con i figli caratterizzato da scarsa fiducia verso se stessi e gli altri.
In rapporto all’ambiente esterno, l’accettazione e il giudizio altrui divengono così prioritari.

Ogni emozione arriva ad intaccare intaccare il rapporto con il cibo.
C’è la ragazza che mangia troppo, la scuse possono essere diverse: una delusione, un voto scolastico mediocre, la telefonata di un ragazzo che non arriva.
Questo stato la porta ad abbuffarsi di qualunque cosa commestibile trova in casa: Il gesto la conforta.
Al contrario vi è la ragazza che si vede “grassa” ,ma  la realtà è un’altra, ovvero 40kg, 1.60 di altezza: rifiuta di nutrirsi perché non si sente all’altezza.
Si attacca allo specchio il quale diventa un incubo, si misura in continuazione l’addome e la bilancia la intrappola.

Nei ragazzi che decidono di non mangiare vi è un’immagine sfocata e controversa del genitore: li reputano perfetti e allo stesso tempo odiosi.
Ciò che non percepiscono è il legame affettivo che dovrebbe legare un padre e una madre al figlio/figlia.
Attraverso il rifiuto mette in atto una vera e propria ribellione.
Non scordiamo la ragazza che improvvisamente calcola in modo ossessivo le calorie, riduce man mano il cibo. L’astinenza non dura molto: un raptus la induce a ingurgitare di tutto.
Ragazzi e ragazze che vivono l’alterazione del rapporto con il cibo, come base hanno la paura di essere rifiutati e pongono così barriere tra se stessi e gli altri.

Colui che mangia troppo, utilizza il grasso per proteggersi, l’immagine corporea funge da maschera nei confronti della realtà interna.
Non solo, risulta essere uno strumento per evitare legami intimi con altri.
Come aiutare i nostri ragazzi?
I genitori devono rendersi conto che i figli necessitano di una guida, occorre aiutarli ad essere autonomi, senza costrizioni ed eccessivi controlli, il che non significa essergli indifferenti.
Il dialogo risulta essere un valido strumento di prevenzione.
Difronte a un  disturbo della condotta alimentare i primi a doversi mettere in discussione sono i genitori.

Immagine in Evidenza: Alessandro Zucca.

Fonte bibliografica: Maria Malucelli _  Anoressia e Bulimia, come capire ed aiutare il proprio figlio adolescente.