Scrittura Terapeutica: Intervista a Sonia Scarpante.

0
803

“Posso scrollarmi di dosso tutto mentre scrivo, i miei dolori scompaiono, il mio coraggio rinasce”.
Anna Frank

Incontro Sonia Scarpante per mezzo di Raffaella Ganzetti, direttore responsabile di Milano più sociale, , rivista per la quale svolgo il ruolo di redattore, nel corso dell’edizione 2018 di Bookcity Milano. AI tempi il tema affrontato fu quello della “Dipendenza Affettiva”. Di Sonia mi colpì in primis il suo mettersi in gioco, lasciando la precedente attività di architetto per dedicarsi ad altro.

Alla domanda sulla motivazione per  la quale ha avuto luogo questo cambiamento mi risponde :

Il mio nuovo percorso di vita è iniziato 21 anni fa. Sono stata operata con un intervento di mastectomia nel 1998 allo IEO e pochi giorni dopo l’intervento, con ancora i drenaggi attaccati al mio corpo,  ho sentito l’urgente bisogno di scrivere. Fino ad allora esercitavo come Architetto e non avrei mai pensato che la scrittura potesse cambiare totalmente la mia vita. Ho iniziato con una lettera indirizzata ad un medico verso cui non ero riuscita a esternare le mie paure, l’angoscia legata alla malattia. Già da quel primo scritto ho percepito un senso di leggerezza, di compensazione; preludio per vette innovative. Il racconto autobiografico in forma epistolare realizzato con Lettere ad un interlocutore reale. Il mio senso , mi è stato indispensabile: mi ha dato fiducia e grazie a quelle parole liberatorie, gettate quasi alla rinfusa su fogli occasionali, con progressivi scatti di consapevolezza mi sono ripresa me stessa, i pensieri e i sentimenti che hanno forgiato la mia personalità, che hanno contribuito a costruire il mio carattere. da quei primi scritti la mia vita inizia a cambiare totalmente.

Pongo inoltre a Sonia alcune domande sulla scrittura terapeutica, che pratica non solo su pazienti, ma anche attraverso lezioni universitarie  attraverso master  destinati a personale specializzato : medici, psicologi ed educator, concentrandomi in particolar modo sull’aiuto che quest’ultima porta a essere consapevoli di noi stessi e a superare blocchi.

Grazie all’azione ripetuta dello scrivere, ho capito sempre di più come attraverso le parole cercavo di dar voce a una me stessa diversa da quella di prima, sempre più desiderosa di esprimersi autenticamente, con meno censure e vincoli repressivi, in modo diretto, senza antichi e inutili formalismi. Percorrere da sola i primi passi di questo tragitto, e spesso anche lunghi tratti intermedi, è stato faticoso, estenuante: vincere l’indifferenza con la quale troppe volte, ed erroneamente, trattiamo il nostro passato, prossimo o remoto, se non addirittura il presente, vuol dire iniziare a rimuovere la pesantissima corazza a lungo indossata per difenderci e, alla fine, per evitare slanci emotivamente essenziali. La mia autobiografia diviene il primo strumento per entrare in contatto con il gruppo di lavoro e organizzare subito dopo il lavoro sull’interiorità. Mettendo a nudo una parte di me, attraverso riflessioni scritte personali e spesso sofferte, induco chi mi ascolta a produrre una narrazione simile, a scavare nella propria interiorità, al fine di giungere a un tema condiviso, per quanto soggettivamente elaborato. Lo sforzo mio iniziale, quello d’apertura, diviene, così, in tutti gli incontri di gruppo, primo gradino vivo verso una più consapevole ridefinizione e riformulazione di una o più tappe cruciali della nostra esistenza. Due peculiarità sono necessarie in questo viaggio interiore: il coraggio e la fiducia. Perché aver coraggio di essere se stessi è tema ambizioso e assai importante per creare fiducia e speranza verso il futuro che andiamo a costruire. Questa è la ricerca più ardua dell’essere umano.

Con onestà intellettuale, quando le domando informazioni circa i benefici psico-fisici che ne derivano, mi risponde:

A questo dovrei farei rispondere ad una operatrice fra le tante che hanno seguito il mio Master. Credo che le sue parole possano risultare più efficaci delle mie. Del master ho apprezzato l’integrazione tra letture, scrittura e condivisione con il gruppo. Questo ha permesso di avviare spunti di riflessione e lavoro profondo su di sé, liberatorio e nutriente. Ho sentito una motivazione autentica sia nei partecipanti che nella docente, che ha portato competenza ed esperienza in un clima accogliente. La docente è una ottima guida, delicata ma anche presente. Mi ha arricchito personalmente perché mi sento cresciuta e sto sciogliendo molti nodi (con maggiore consapevolezza), con la voglia di proseguire, inoltre gli spunti bibliografici mi spingono a voler approfondire ancora. Il metodo è valido per migliorare i rapporti con se stessi e con l’altro, ad esempio attraverso la lettera all’amica ho trovato la strada per parlarle veramente. Ho intenzione di utilizzare il metodo nel mio lavoro di relazione di aiuto, integrandolo con altre tecniche creative e di scrittura. Lo consiglierei per tutti questi motivi e perché ciò che si realizza resta scritto nella carta, in noi e nella vita familiare (forte è il connotato autobiografico.

La mia curiosità si rivolge inoltre ad un altro aspetto: Per poter praticare la scrittura terapeutica sull’altro, esiste una formazione particolare?

Attraverso un percorso di apprendimento esperienziale che consente di sperimentare in prima persona la potenza della scrittura quale mezzo di cambiamento e trasformazione si apprende un metodo che potrà essere applicato al contesto lavorativo di ciascun iscritto con riferimento alla propria qualifica professionale. Utilizzare la lettera come approccio terapeutico (a me stessa…a mia madre, etc,) facilita l’apertura della sequenza temporale che dall’oggi consente al soggetto di ripercorrere le tappe salienti della propria esistenza, dall’infanzia all’età adulta. La forma epistolare diviene, così, la più duttile per riportare alla memoria, senza troppe censure, le emozioni che ci sono appartenute, i dispiaceri, le grandi sofferenze, i sentimenti più intensi. I benefici dell’operazione di scrittura compiuta dal singolo, trovano una felice corrispondenza, incluso un ampliamento, nella condivisione della lettura. Nulla risulta essere così efficace e di sostegno alla persona sofferente come il riconoscere sul volto degli altri le paure o le emozioni trasmesse dalla propria voce. Gli stati d’animo negativi rivissuti dal soggetto, che si racconta oralmente, cominciano a perdere, riga dopo riga, una parte dell’ansia che li caratterizza, mentre quelli positivi, per quanto timidamente scritti ed espressi, trovano nel sorriso e nella naturale accoglienza degli altri un motivo in più per essere sperimentati di nuovo. La formazione avviene attraverso un lavoro profondo su di sé e poi la piccola tesi verte sulla pratica di questa metodologia applicata ad un interlocutore che si sceglie come depositario del nostro lavoro.

Le novità sono cariche di scetticismo, chiedo a Sonia quanto ne ruota intorno a questo approccio terapeutico.

A mio avviso è importante sempre provare anche nuove metodologie, e solo dopo aver sperimentato si può dare un giudizio con cognizione di causa senza tener conto di ciò che si sente dire e non lasciarsi prendere dal scetticismo imperante che regna in molte discipline. Per fortuna ci sono persone che vanno avanti nella ricerca e nel progresso soprattutto sperimentando idee nuove. Ritengo opportuno avvicinarci con serietà a nuove metodologie per maturare giudizi più approfonditi e non cedere al sentito dire.

Passiamo al discorso pazienti: nel seguirli, ti avvali anche della presenza di psicologi o psicoterapeuti?

I nostri corsi si fondono sul dialogo e sull’apertura di gruppo ai quali possono partecipare tutti compresi i medici, psicologi, magistrati… e chiunque desideri approfondire, attraverso la scrittura, la propria interiorità e maturare un progetto di vita volto al benessere e alla cura di sé.


Proseguendo questa lunga chiacchierata chiedo alla nostra intervistata di descrivermi il “ Metodo Scarpante”.

Gli operatori sono  guidati all’apprendimento del metodo attraverso un percorso interiore che loro stessi compiranno. Il percorso formativo, condotto attraverso la sperimentazione diretta, si articola in attività teorico-pratiche, laboratori di scrittura guidati, momenti di confronto e condivisione dei vissuti narrati nell’ambito del gruppo di lavoro. Sono previste sessioni da svolgere a casa dedicate ad attività di studio su minimo   tre testi di corso, alla formulazione di un elaborato scritto sui testi prescritti, alla costruzione di un lavoro base su se stessi tramite la scrittura. L’elaborato ed il progetto individuale sono oggetto di discussione in sede di verifica finale. Le attività individuali sono svolte con il coordinamento e l’interazione della Dottoressa Sonia Scarpante. Il gruppo di scrittura si apre, generalmente, con la lettura di un brano tratto dalla mia autobiografia pubblicata nel 2003 Lettere ad un interlocutore reale. Il mio senso. Dopo una succinta panoramica per conoscere i dati essenziali di ognuno, la prima lettera è quella “a me stessa” e il primo invito rivolto è quello di riscriverla dedicandola a sé stessi: un passo iniziale per entrare in relazione con la propria interiorità. osservandoci dall’esterno, trasferendo la naturale curiosità verso gli altri al proprio interno, focalizzando l’attenzione in punti o circostanze soggettive. Un primo sguardo, insomma, indirizzato verso quei segni di trascendenza ancora da scoprire. E’ questa la lettera più difficile, quella che provoca una lunga pausa di riflessione prima della stesura. Ma superato lo sconcerto iniziale ognuno s’immerge nella scrittura responsabile ricavandone ben presto un chiaro beneficio. Quel “a me stesso “è qualcosa che fa parte di una storia antica se pensiamo a Marco Aurelio, ad esempio, con il suo Colloqui con sé stesso, o allo stesso  Arthur Schopenhauer, secoli dopo, con il suo L’arte di conoscere se stessi. Il loro è stato, tramite la scrittura, un lavoro profondo interiore anche visto in funzione della relazione vissuta con l’altro.
A questa “ a me stessa” seguono altre lettere dedicate a interlocutore reali o meno,  come si evince dal mio testo utilizzato per il lavoro di gruppo Parole evolute. Esperienze e Tecniche di scrittura terapeutica.

Associazione “La cura di sé”, persegue finalità di sostegno e supporto alle persone affette da disturbi fisici e psichici invalidanti ed ai loro familiari.  Vuoi entrare nel merito dell’attività svolta?

L’Associazione “ La cura di sé” è un’Associazione Culturale che si snoda attraverso  Percorsi terapeutici attraverso la narrazione.
L’Associazione prosegue finalità culturali ed educative di sostegno alle persone che vivono esperienze di fragilità, di dolore, di sofferenza e disagio psichico, o che comunque intendano intraprendere un percorso di conoscenza di sé. L’Associazione annette a queste finalità il senso di utilità sociale, nella convinzione che buone pratiche, volte alla conoscenza e alla cura di sé, possano sostenere il benessere psicologico e fisico e siano utili a prevenire stati di malessere e di patologia. L’Associazione contribuisce alla realizzazione di progetti di aiuto e di appoggio, anche in collaborazione con altre associazioni, attraverso corsi di scrittura terapeutica biografica, attività di counselling, consulenza psicologica. Tali attività vengono rese note con ogni mezzo mediatico, nonché attraverso la produzione di opere editoriali e con altre modalità che potranno essere individuate.

Di quale staff tecnico ti avvali?

Come da sito www.lacuradi se.it   possiamo notare che convergono nella nostra Associazione professionalità diverse  tutte impegnate nella Cultura e nel Sociale. Si parla quindi di Letteratura come di Medicina, di Arte come di Cultura in senso lato, ognuno di noi impegnato seriamente ed  incline ad un proprio talento o professionalità. Lo spirito di collaborazione ci porta ad entrare in ambiti diversi come le Scuole, gli Ospedali, i centri culturali o le Carceri. Ad esempio nella Casa Circondariale di San Vittore per il secondo anno consecutivo trova realizzazione il progetto di scrittura terapeutica con l’Associazione “La cura di sé” , un progetto che sta dando buoni riconoscimenti e un ritorno di scritture  incredibili per ricchezza umana fra i detenuti.  Book city ad esempio è un’altra nostra vetrina dove “ La cura di sé” entra nel Sociale per parlare di Cura di sè con le diverse professionalità.
Mi avvalgo anche di psicologi che hanno sperimentato in prima persona questa metodologia e, riconoscendone l’efficacia, si sono poi attivati per farla diventare pratica e professionalità negli stessi ambiti lavorativi. Fra questi desidero citare la Dott.ssa Michela Pavanetto che, a suo tempo, aveva avviato anche la ricerca scientifica con questionari delprima e dopo attraverso CNR

Sono a conoscenza che che personalità quali Eugenio Borgna, psichiatra e Massimo Recalcati, psicoanalista, saggista e accademico rientrano tra i soci onorari. Insomma, un’ottima carta d’identità a livello di immagine e credibilità dell’associazione.
La ringrazio per il riconoscimento anche a nome dei collaboratori.  Lo psichiatra Eugenio Borgna ha scritto testi encomiabili sulla sofferenza e sul riconoscimento delle emozioni. Anche gli ultimi suoi libri sono da sottolineare in più parti per ampiezza evolutiva, per ricchezza umana.  Consiglio sempre ai miei Master  il suo penultimo testo Saggezza a cui devo aggiungere nel breve futuro,  anche per narrazione sua memoria biografica,  Il fiume della vita. Lo psicoterapeuta Massimo Recalcati ha scritto e scrive libri che ci inducono a riflettere con intensità sul nostro vissuto, sulle relazioni importanti che costruiamo e sul mondo delle affettività. Le mani della madre e Cosa resta del padre ci aiutano a indagare meglio nel nostro mondo affettivo per riscoprire il valore fondante dell’etica. E come non annoverare oggi, proprio nella nostra società attuale più esposta a rischio,  il tema forte e dominante dell ’educazione con  L ‘ora di lezione ?

Con Sonia, mi permetto di toccare un tema che ha generato una sorta di opinioni differenti tra gli psicologi:  sei una counseling, quali limiti vengono imposti all’ esercizio di tale professione?

, Credo che oggi sia necessario riscoprire il valore della persona per le sue capacità intellettive ed emotive. Come credo che una sana educazione sentimentale (Umberto Galimberti) debba entrare come disciplina nelle aule delle Scuole, nelle aule di Medicina perché mancano dei paletti, manca una sana costruzione emotiva e, lo sappiamo bene, aumentano i casi di depressione come quelli di anoressia fra i giovani. Il loro è un grido di aiuto che va ascoltato, non temuto. Le paure oggi ci schiacciano più che mai rendendoci invisibili gli uni agli altri. Lo stesso Eugenio Borgna ci parla di sguardi che si illuminano, che si accompagnano ad una vertiginosa trascendenza, e ad una assoluta trasparenza, anche quando i volti sono divorati dalla malinconia e dall’angoscia, dallo smarrimento e dalla disperazione. In quegli sguardi noi dobbiamo imparare a sostare.

A chi afferma che la scrittura in generale è inutile, cosa rispondi?

A questa domanda rispondo con le profonde parole di David Grossman, Nel suo libro Con gli occhi del nemico  si fa riferimento al forte legame che si instaura fra scrittura e psiche.
«Io scrivo. Il mondo non mi si chiude addosso, non diventa più angusto. Mi si apre davanti, verso un futuro, verso altre possibilità. Io immagino. L’atto stesso di immaginare mi ridà vita. Non sono più pietrificato, paralizzato dinanzi alla follia… Io scrivo. E mi rendo conto di come un uso appropriato e preciso delle parole sia talvolta una sorta di medicina che cura una malattia. Uno strumento per purificare l’aria che respiro… Quando scrivo riesco ad essere un uomo nel senso pieno del termine, un uomo che si sposta con naturalezza tra le varie parti di cui è composto; che ha momenti in cui si sente vicino alla sofferenza e alle ragioni dei suoi nemici senza rinunciare minimamente alla propria identità». (David Grossman).
Ripreso da “ Non avere paura. Conoscersi per Curarsi” di Sonia Scarpante. Ed. Sampognaro & Pupi


Scopo di questa intervista è raccontare un ulteriore strumento e approccio a malesseri che affliggono l’uomo, senza mai dimenticare l’importanza fondamentale di psicologi e psicoterapeuti.
Ringraziando Sonia per l’attenzione prestatami, ricordo che a fine febbraio sarà presente ad Amburgo insieme all’istituto italiano di cultura e rete donna, al fine di presentare il progetto “Scrittura Terapeutica”.