CHARLOTTE SALOMON

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L’ artista ebrea morta ad Auschwitz nel ’43 è nata in una famiglia benestante. Il padre Albert era un affermato medico-chirurgo e Charlotte trascorse la sua infanzia felicemente fino all’età di nove anni, quando sua madre, improvvisamente, si tolse la vita gettandosi da una finestra.

La stessa Charlotte soffriva di gravi crisi depressive e il lavoro artistico fu per lei un ancora di salvezza.

Si iscrisse all’accademia di Belle Arti di Berlino ma non potette terminare gli studi a causa del clima antisemita. Anche al padre fu tolta la possibilità di esercitare la professione di medico e nel 1936 viene internato nel campo di concentramento di Sachsenhausen.

Charlotte raggiunse i nonni che vivevono a Villefranche sur mer, nel sud della Francia. In quel periodo la nonna tenta il suicidio e la ragazza viene a conoscenza del suicidio non solo della madre ma anche di altri parenti.

Nel 1940 la nonna tenta di nuovo il suicidio, questa volta riuscendoci e l’anno seguente Charlotte ed il nonno vengono internati dalle autorità francesi nel campo di Gurs ma la detenzione è stata breve in considerazione delle condizioni dell’uomo.

Al ritorno a Nizza inizia la sua grande produzione artistica ovvero una serie di 769 dipinti intitolata “Vita? o Teatro?” nella quale riportava la sua drammatica esperienza di vita. Ai dipinti aggiunse anche annotazioni e persino un accompagnamento musicale.

Nel 1943 a causa dell’intensificarsi delle ricerche dei nazisti è costretta ad affidare tutte le sue opere ad un amico fidato. Nel mese di settembre sposa Alexander Nagler, anche lui un rifugiato tedesco, ma la coppia viene incarcerata.

Muore a 26 anni nel campo di concentramento di Auschwitz molto probabilmente lo stesso giorno del suo arrivo.

Tra marzo e giugno 2017, 270 delle sue opere furono esposte a Palazzo Reale. La mostra fu curata da Bruno Pedretti e promossa dal Comune di Milano in collaborazione con Jewish Historical Museum di Amsterdam.

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Ganzetti Raffaella
Sono nata a Milano ormai molti anni fa e nella mia faticosa vita ho effettuato tante esperienze sia umane che professionali. Ho avuto inizialmente esperienze con bambini anche se il mio interesse si è sempre rivolto alla fascia adolescenziale o giovane adulti. Ho avuto la fortuna di lavorare per tanti anni con persone con disabilità sia grave che lieve che ai limiti inferiori di norma, occupandomi dell’aspetto educativo e successivamente terapeutico. L’esperienza mi ha portato a ideare modelli d’intervento sempre maggiormente centrati sulla persona che è l’unico protagonista della sua vita anche in caso di disabilità. Nelle diverse formazioni che ho effettuato a genitori e a personale che si occupa di sociale ho sempre cercato di far comprendere l’importanza dell’ascolto empatico, del contenimento emozionale elementi che nel tempo sono diventati la base del mio metodo. Già Direttore Responsabile di un altro giornale on line la cui redazione era formata da persone con disabilità ora mi accingo a portare avanti un nuovo progetto “Milano più Sociale”