I GIULLARI DI MONTECITORIO

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Tutti hanno ben presente cosa è successo oggi: “la legge elettorale è morta”.

Credo che gli italiani siano stanchi di tutti questi avvenimenti e dei continui litigi che sono sempre di più un esempio di cattiva politica e d’incapacità a governare da parte di molti dei nostri eletti.

Anche se, mi nasce un sorriso perché di eletti dal popolo non ce ne sono molti.

Un procrastinare decisioni solo in funzione dei propri interessi. Non possiamo continuare ad assistere ad una tale bagarre, muti, inermi senza nessuna voglia di reagire.

Ma signori si tratta di tutti noi, si tratta del futuro della nostra nazione che mi sembra confinata nelle mani di compratori del nulla.

Dobbiamo porre vigorosamente uno stop a tanto degrado!  Pensate quanti soldi ci sono costati i tavoli di lavoro per la nuova legge elettorale. E poi “puff” svanisce tutto per lotte intestine che non centrano nulla con la governabilità del nostro paese.

Sono soldi nostri! E poi combattiamo la mafia … Ma quanta differenza c’è con l’ agire mafioso? Nessuno. Siamo tutti all’interno di un sistema che prima o poi imploderà e saranno sempre i soliti a farne le spese.

Non possiamo sempre tacere,il paese necessita di un intervento che possa dilaniare queste ragnatele e ricostruire una classe politica che possa veramente guidare l’Italia.

Incominciamo a pagarli meno i nostri parlamentari!

Ricordiamoci che fino ad oggi il popolo siamo noi e in tanti anni di lotta non possiamo ritrovarci in questa dittatura mascherata da falsa democrazia.

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Marinoni Alessandro
Non mi sento un artista, come a volte mi definiscono, ma un artigiano del fare, autodidatta, perché costretto ad effettuare studi che mi hanno temporaneamente allontanato dall'arte. Amo da sempre gli animali e la natura. Alcuni dicono che l’arte ci “giunge”, che è un dono, così come, forse, la capacità di ascolto e di mettersi in relazione con persone che nella nostra attuale società hanno difficoltà ad integrarsi e sopravvivere. Io mi colloco li, con le mie mani aperte, il mio sentire, il mio poco sapere, in una relazione d’aiuto che non è mai unilaterale verso qualunque forma di vita.