“TU SEI CAPACE DI OTTENERE IL SUCCESSO DELLE TUE AZIONI”

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Un allievo sta bene solo quando si sente valorizzato, sostenuto e protetto.

L’insegnante che mette attenzione a se stesso e a come fa le cose, può utilizzare i suoi interventi per promuovere anche un benessere relazionale. Per essere fonte di benessere, può mettere a fuoco quello di cui l’allievo ha realmente bisogno per sentirsi bene, e poi cercare di curare la propria interazione con lui per fargli arrivare i messaggi opportuni.

Per esempio, per imparare liberamente e con gioia l’allievo deve sentire se stesso come “quello che è in grado di fare le cose”. L’allievo non può aiutare l’insegnante a mettere a fuoco questa sua necessità, perché non sarebbe in grado di esprimerla a parole. L’insegnante però può cogliere questo bisogno e aiutarlo a percepirsi così. Come punto di partenza dovrebbe rendersi conto che, pur non volendolo, potrebbe inviare agli allievi – proprio con i suoi modi di fare – messaggi del tipo “tu non sei capace” e quindi, per evitare questo inconveniente, dovrebbe prestare attenzione a come comunica.

Se l’insegnante è attento alla comunicazione invierà intenzionalmente, mentre interagisce con un allievo, i messaggi di sostegno necessari affinché l’allievo raggiunga e mantenga una buona immagine di sé, come persona in grado di ottenere successo dalle proprie azioni. Questi messaggi raramente saranno verbali.

Quando l’allievo, grazie all’adulto, riuscirà a percepirsi come una persona che vale, come colui che è in grado di affrontare le difficoltà e le cose nuove, tale sentimento non solo lo aiuterà a imparare meglio, ma contribuirà a farlo stare bene con se stesso e con gli altri.

Fare arrivare all’allievo il messaggio: «Tu sei capace, sei in grado di fare» è un fatto di fondamentale importanza e l’insegnante attento alla relazione dovrebbe porsi come priorità quella di far passare questa comunicazione con ciascuno dei suoi allievi. Esistono però delle difficoltà, in particolare potrebbe scontrarsi sia con le proprie credenze sia con quelle dell’allievo.

Le credenze sono premesse scontate, così evidenti per la persona da essere prese per certe senza ulteriori verifiche o controlli. Le credenze, una volta assunte, raramente vengono riesaminate, poiché si considera una perdita di tempo metterle in discussione. Se uno crede che tenere la finestra aperta quando dorme faccia venire il raffreddore, dormirà con le finestre chiuse senza chiedersi ogni volta se la sua credenza sia giusta o sbagliata.

Tuttavia certi problemi di relazione e di comunicazione fra le persone appaiono spesso come ostacoli insuperabili, dal momento che non si tiene conto che proprio le premesse potrebbero essere errate.

Tutto ciò è particolarmente vero quando l’insegnante vuole comunicare all’alunno che è in grado di affrontare le difficoltà e le cose nuove. Infatti, se le credenze dell’insegnante non aderiscono al messaggio che vuol dare, cioè se l’insegnante non è veramente convinto delle possibilità dell’allievo, tutto diventa contraddittorio e paradossale.

Inoltre, anche le credenze dell’allievo devono essere tenute in considerazione, perché quando succede che l’allievo non crede nelle sue capacità e pensa: «Io non sono capace di affrontare le difficoltà», l’insegnante si scontra con una credenza diametralmente opposta al messaggio che vorrebbe mandargli.

Se si verifica questa situazione, peraltro molto frequente, ci vorrà molta determinazione e ingegno per convincere l’alunno delle sue reali possibilità; in particolare le parole non avranno molto effetto su di lui se non saranno seguite da conferme concrete in grado di mostrargli che quel che pensa di se stesso non è vero.

Per quanto riguarda invece le credenze dell’insegnante, la difficoltà più grande si verifica quando anch’egli si percepisce come inadeguato ad affrontare le difficoltà e le situazioni nuove.

L’insegnante deve fare i conti con questa credenza e cambiarla, perché questa credenza è fonte di continua insoddisfazione. Per evitare un malessere sicuro e trovare il coraggio di accettare e superare le difficoltà insite nel suo lavoro, deve cambiare la percezione negativa che può avere di se stesso e mettere al centro la persona, valorizzando le proprie risorse umane e la propria esperienza.

Per esempio, quando succede una disgrazia in cui muore un parente di un proprio allievo, spesso l’insegnante non si sente di affrontare l’argomento della morte e continua le lezioni come se niente fosse successo. Egli non si crede capace di affrontare un tema così delicato e agisce di conseguenza. Tuttavia, potrebbe mettere in discussione questa credenza e fare appello alle sue risorse di persona: alle esperienze di morte che ha avuto nella sua vita, alle riflessioni che come adulto ha potuto fare in proposito, alla poesia e alla letteratura che conosce ecc. Con questo lavoro su se stesso entrerà in contatto con la propria ricchezza interiore, con il proprio valore e troverà il coraggio di affrontare l’argomento.

In generale, l’insegnante che valorizza le proprie esperienze di vita, siano esse piacevoli o spiacevoli, e le tiene presenti come risorsa mentre lavora, tende anche a sentirsi capace di affrontare le difficoltà che si presentano.

L’insegnante che, partendo da una posizione di sfiducia nei propri confronti, riesce a raggiungere una nuova percezione di sé, connotata dal sentirsi adeguato ad affrontare i problemi via via che si presentano, non avrà più bisogno di proiettare i suoi insuccessi né sulle calamità esterne, né sull’allievo o sui genitori, né su altri bersagli. Inoltre sarà nella posizione ideale per avere fiducia anche nelle capacità dell’allievo, per valorizzare le sue conquiste e sostenerlo nelle difficoltà; in altre parole, per assumere la credenza che anche l’allievo “è capace”.

Animato da questa convinzione gli fornirà reali occasioni di successo nel lavoro scolastico.

Una serie di esperienze positive porterà gradualmente anche l’allievo più insicuro a percepirsi come “colui che riesce a superare le difficoltà”. Questa nuova convinzione avrà come conseguenza quella di favorire l’apprendimento e incrementare il benessere.

È fondamentale che l’insegnante cambi le proprie credenze su se stesso e si convinca di avere le risorse per affrontare a testa alta le proprie difficoltà professionali. E se da una parte può aderire al suo valore di persona, dall’altra ha bisogno di fatti per convincersene. Anch’egli ha bisogno di successi; quindi è necessario che si metta in gioco personalmente, ed eviti di ‘scappare’ dalle difficoltà quando queste si presentano, affrontandole fiducioso, con intelligenza e attenzione.

Naturalmente non sempre andrà bene, e quando raccoglierà insuccessi, invece di considerarli spazzatura da buttare, dovrebbe utilizzarli come preziose informazioni di ritorno, che potranno aiutarlo a migliorarsi. Così, al posto di sentirsi in colpa e deprimersi, l’insegnante potrebbe dare la caccia alle cause dei propri insuccessi. Se invece otterrà il risultato voluto, dovrebbe considerare questo successo non come un semplice evento fortunato, ma come la logica conseguenza del suo impegno professionale.

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Catalano Settimo
Laureato in psicologia nel 1976, sono uno dei primi iscritti all'albo degli psicoterapeuti. Pratico la professione dal 1979: come psicoterapeuta in studio privato, come psicologo-formatore nelle istituzioni scolastiche e nelle aziende. Come psicoterapeuta mi sono occupato di una vasta gamma di disagi psicologici e ho avuto pazienti adulti, in età evolutiva e anziani. Singoli, coppie e famiglie. Il mio approccio psicoterapeutico può essere definito olistico-umanistico o approccio integrato e considera il disagio psicologico come un malessere che coinvolge la persona nel suo insieme, anche se i sintomi possono essere ascritti a caratteristiche diagnostiche ben definite come depressione, fobie, attacchi di panico ecc. Come formatore lavoro soprattutto con gli insegnanti delle scuole statali (dalle Materne all'Università, ma principalmente nella Scuola dell'Obbligo) in progetti legati allo star bene con gli altri e all'integrazione: sensibilizzazione alla dinamica di gruppo, formazione degli insegnanti alla gestione del gruppo classe e utilizzo del metodo TNE. Come Formatore lavoro anche con aziende, sindacati, cooperative, associazioni e gruppi teatrali. In questi ambiti, le mie competenze riguardano l'insegnamento teorico-esperienziale e la sensibilizzazione nel campo delle dinamiche di gruppo, della comunicazione e della gestione delle conflittualità. Nel 1995 ho creato il "Metodo TNE". Il TNE (Tutti Nessuno Escluso) è un metodo pratico-teorico per l'insegnamento di competenze relazionali sperimentato dalle insegnanti in centinaia di classi dagli anni novanta ad oggi. Nel 1996 ho messo a punto "Lo Psicosociogramma" uno strumento sociometrico che continuo a migliorare nel tempo. "Lo psicosociogramma" è un sofisticato strumento di analisi di dati sociometrici che ho creato partendo dal sociogramma classico di Moreno e che continuo a migliorare in vent'anni di ricerca e sperimentazione. Questo strumento restituisce un'immagine della struttura del campo relazionale di un gruppo-classe e della dinamica in corso e, se applicato in due momenti successivi, dà una misura di quanto sono cambiate le competenze relazionali dei singoli e del gruppo nel suo insieme. A cominciare dal 1995 questo strumento è stato utilizzato da centinaia di insegnanti del Centro e del Nord Italia per evidenziare gli aspetti socio-affettivi e i cambiamenti nel tempo del proprio gruppo-classe. Nel 1999 ho scritto "Le porte dell'Attenzione" Ed. Chiara Luce -uscito anche col titolo: "Strategie per il successo formativo" Ed. Tecnodid- è un libro su quegli aspetti del lavoro dell'insegnante che riguardano la relazione con gli allievi e la conduzione del gruppo-classe e racchiude l'esperienza pragmatica di vent'anni di attività nelle scuole di varie regioni italiane. Dal 2016 "Lo Psicosocioramma" è anche un libro che descrive la logica con cui funziona lo strumento, il come lo si applica a un gruppo-classe e come si leggono i risultati. Inoltre nel testo sono illustrati i dati di più di 454 psicosociogrammi.