Quando chiedere aiuto

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Il coraggio quando viviamo delle situazioni di disagio e sofferenza di chiedere aiuto senza la paura del giudizio ma con la consapevolezza di volersi bene.

 A chiunque può succedere di cadere in stati penosi di disagio, e sperimentare, anche solo per brevi periodi, stati d’ansia o d’angoscia. Se il malessere persiste, la vita lavorativa e quella affettiva sono compromesse. Il disagio è determinato da cause esterne, ma anche da fattori psicologici, perché di fronte allo stesso problema si può reagire in modi completamente diversi a seconda delle interpretazioni che diamo a ciò che ci accade, delle nostre aspettative ecc.

catalano-2Quando il malessere ci cattura e ci fa sentire impotenti è arrivato il momento di chiedere aiuto.

Superato un certo orgoglio, tutti siamo capaci di farlo con le persone di cui abbiamo fiducia e che ci vogliono bene. Ma non sempre riusciamo ad avere l’aiuto adeguato. Allora bisogna sapere che ci sono dei professionisti che conoscono e sanno trattare proprio quel genere di problema che ci ha messo alle strette. Affidarsi a uno psicoterapeuta (uno psicologo esperto in psicoterapia) con cui ci sentiamo in sintonia può essere allora il modo migliore per affrontare i problemi e  imparare a gestirli in tempi brevi.

Quando il malessere entra nelle relazioni che abbiamo con gli altri e sentiamo necessario un cambiamento il nostro desiderio è che l’altro modifichi il suo modo di fare e ci venga incontro in maniera diversa; questo desiderio si trasformerà poi in pretesa e così andremo incontro a sicure delusioni. Lo psicoterapeuta in questo caso ci aiuterà a  riprendere forza, indirizzandoci sulla reale possibilità di cambiare la relazione semplicemente cambiando noi stessi.

Quando i rapporti familiari prendono la piega sbagliata può succedere che il disagio si cristallizzi senza che nessuno senta di poter cambiare il sistema. In questo caso è la coppia o il gruppo dei conviventi familiari che dev’essere capace di chiedere aiuto allo psicoterapeuta.

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Catalano Settimo
Laureato in psicologia nel 1976, sono uno dei primi iscritti all'albo degli psicoterapeuti. Pratico la professione dal 1979: come psicoterapeuta in studio privato, come psicologo-formatore nelle istituzioni scolastiche e nelle aziende. Come psicoterapeuta mi sono occupato di una vasta gamma di disagi psicologici e ho avuto pazienti adulti, in età evolutiva e anziani. Singoli, coppie e famiglie. Il mio approccio psicoterapeutico può essere definito olistico-umanistico o approccio integrato e considera il disagio psicologico come un malessere che coinvolge la persona nel suo insieme, anche se i sintomi possono essere ascritti a caratteristiche diagnostiche ben definite come depressione, fobie, attacchi di panico ecc. Come formatore lavoro soprattutto con gli insegnanti delle scuole statali (dalle Materne all'Università, ma principalmente nella Scuola dell'Obbligo) in progetti legati allo star bene con gli altri e all'integrazione: sensibilizzazione alla dinamica di gruppo, formazione degli insegnanti alla gestione del gruppo classe e utilizzo del metodo TNE. Come Formatore lavoro anche con aziende, sindacati, cooperative, associazioni e gruppi teatrali. In questi ambiti, le mie competenze riguardano l'insegnamento teorico-esperienziale e la sensibilizzazione nel campo delle dinamiche di gruppo, della comunicazione e della gestione delle conflittualità. Nel 1995 ho creato il "Metodo TNE". Il TNE (Tutti Nessuno Escluso) è un metodo pratico-teorico per l'insegnamento di competenze relazionali sperimentato dalle insegnanti in centinaia di classi dagli anni novanta ad oggi. Nel 1996 ho messo a punto "Lo Psicosociogramma" uno strumento sociometrico che continuo a migliorare nel tempo. "Lo psicosociogramma" è un sofisticato strumento di analisi di dati sociometrici che ho creato partendo dal sociogramma classico di Moreno e che continuo a migliorare in vent'anni di ricerca e sperimentazione. Questo strumento restituisce un'immagine della struttura del campo relazionale di un gruppo-classe e della dinamica in corso e, se applicato in due momenti successivi, dà una misura di quanto sono cambiate le competenze relazionali dei singoli e del gruppo nel suo insieme. A cominciare dal 1995 questo strumento è stato utilizzato da centinaia di insegnanti del Centro e del Nord Italia per evidenziare gli aspetti socio-affettivi e i cambiamenti nel tempo del proprio gruppo-classe. Nel 1999 ho scritto "Le porte dell'Attenzione" Ed. Chiara Luce -uscito anche col titolo: "Strategie per il successo formativo" Ed. Tecnodid- è un libro su quegli aspetti del lavoro dell'insegnante che riguardano la relazione con gli allievi e la conduzione del gruppo-classe e racchiude l'esperienza pragmatica di vent'anni di attività nelle scuole di varie regioni italiane. Dal 2016 "Lo Psicosocioramma" è anche un libro che descrive la logica con cui funziona lo strumento, il come lo si applica a un gruppo-classe e come si leggono i risultati. Inoltre nel testo sono illustrati i dati di più di 454 psicosociogrammi.