BASTI – MENTI

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In queste righe parlo di Basti-Menti, ossia di una Associazione nata a Milano da molte radici e con lo scopo di poter realizzare un percorso di benessere e crescita reciproca.

Una delle domande che circola è come si esce da condizioni di dipendenza emotiva, come si esce dalle prigioni? Si esce da soli, ma non senza l’aiuto di qualcuno… qualcuno che ci corrisponde, con cui possiamo condividere nostre realtà segrete e personali: ognuno trova la  propria strada, ma non siamo soli in questo passaggio. E’ un passaggio obbligato per tutti o quasi. Uscire da ciò che ci ha traumatizzato, trovare una via fuori dal trauma, ritrovando un te stesso che sarà all’ inizio più lontano dalle certezze con cui sei cresciuto, ma che è più vicino ad una vita autentica, al poterci  smarcare da chi ci ha amato facendoci soffrire, essendo più in grado di staccarci da chi ci ha nutrito, in parole povere crescendo, staccandosi dalla mamma e dal papà, che ci hanno nutrito o ferito, ma di solito per amore o perchè non potevano fare diversamente.

L’ abbraccio dei nostri figli o amici o le tenerezze che possiamo riconoscere fra noi, trovando fratelli e compagni di strada, può farci passare dalla famiglia di origine a nuove famiglie con il volto che trova senza paura o con tenerezza un altro sguardo. Non più ci separeremo dall’altro colpevolizzandolo, ma essendo noi stessi, noialtri.

Partiamo allora dall’ osservare qualcosa che ci colpisce, senza obbligo; può essere qualcosa che ci succede dentro, di cui ci accorgiamo, oppure qualcosa che leggiamo sulle cronache, oppure le storie di qualcuno che ci ha colpito e poi scriviamo.

Tutto ciò ci segna ci fa fermare. Stop, silenzio, mi fermo e penso, mi sento, mi accorgo di qualcosa, comincio a vedere con occhi miei, o dei miei compagni, o con occhi nuovi insomma. Posso. Posso permettermi di cambiare vertice. Posso piangere e piangere assieme. Posso ridere o darmi libertà.

Permetterci di cambiare, permetterci di dire no per permetterci di dire ciò che desideriamo. Poter andare per il mondo senza paura, incontrando l’ altro al di là dei pregiudizi e sapendo di avere  una base sicura, noi stessi, noialtri.

Quando scrivo queste parole  rinuncio ad essere impulsivo , rabbioso , mi affido all’altro a cosa pensa l’ altro a cosa condividiamo. È questo il focus del secondo numero di Noialtri che si domanda cosa ci ha salvato nella vita dal finire in condizioni senza casa e speranza. La domanda ci è venuta dall’esperienza di uno di noi presso un centro per senza tetto dove la gente affluisce senza avere da mangiare e da dormire, dovendo affrontare una giornata alla volta.

Storie di una gravità terribile, vedendole da vicino, con gente difficile da salvare, che spesso rifiuta ogni aiuto, spesso traumatizzata, non pensata, gente che vive nel far la fila, che ha rinunciato, o che è stata “rinunciata” da tutti, sono i “rinunciati”. La nostra esperienza di Noialtri e di Basti – Menti fatta di tanto gruppo ci porta spontaneamente a non disinvestire, a non perdere la speranza e a viverci reciprocamente; e quindi a raccontare le nostre storie, con un coraggio naturale nello scoprire come siamo fatti, diversamente da come spesso pensiamo. Nelle storie ci siamo accorti o ci siamo domandati cosa nella nostra vita ci abbia fatto fare un giro di boa, spesso a seguito di un incontro, di uno scambio , di un’ esperienza che ci ha cambiato, allontanando il dolore o trasformandolo. Non ci fermiamo in questo cammino.

Troviamo così il nostro modo di vivere, spesso cancellato da traumi e carenze di affetto, e recuperiamo parti buone e forti di noi stessi, per buttarle nei dadi del mondo, vedendo cosa riceviamo in cambio. Non c’è nulla di più vero di una storia, che magari ci espone, ma che fa guardarci meglio in volto e amarci, rispettarci per quel che realmente siamo e vi assicuro che  muovere le nostre lacrime  o i nostri affetti garantisce vita, sopravvivenza, piacere e amore.

Impariamo cosi a non essere né “buonisti” , né “cattivisti”, ma in grado di chiedere con parole che di solito non usiamo, di voler bene alle parti di noi che pensiamo siano quelle sbagliate o che fanno male alla mamma, al papà o ai figli. Molti di noi temono di far male essendo se stessi, dimenticando  che chi ci ama proprio vuole che noi si stia bene, che non si viva in galera o in guerra. Galere di tutti i tipi, ricatti e paure fanno si che uno stia dentro, quando invece avrebbe tanto da dare uscendo.

Torna  il coraggio della fragilità, nel chiedere aiuto se serve, nel poter prendere iniziative di libertà.

Prenderla. Scrivere così un articolo, a parole, pezzi di realtà, far parlare la realtà.

Un po’ una libertà nel dialogo, attendendo l’ altro con il suo essere, le sue critiche  il suo affetto .

Troviamo dunque il coraggio di toccare i nostri sentimenti e di farli conoscere: sentimenti vergognosi , aggressivi, amorosi , emozioni sconvenienti, le nostre nudità.

È da questo che nasce Basti-Menti, l’associazione che unisce alle cure tradizionali (individuali , di gruppo o familiari), una cura con strumenti culturali, così che le persone possano esprimere e vivere le loro questioni sia sul piano terapeutico che  sul piano culturale.

 

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Comelli Francesco
Francesco Comelli, psichiatra, psicoanalista SPI, membro IPA, didatta dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo (IIPG), svolge attività psichiatrica, psicoanalitica e psicoterapica individuale e di gruppo. È stato direttore della scuola IIPG di Milano e ha lavorato presso istituzioni e come consulente per la Riforma Psichiatrica per il Governo Greco. Docente di Etnopsicopatologia all’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino, è attualmente direttore scientifico dell’ABA (Associazione Studio e Ricerca Anoressia e Bulimia). Coordinatore Scientifico e Clinico di Basti- Menti APS Milano. E’ autore di numerose pubblicazioni nell’area di riferimento.