martedì, Maggio 21, 2024
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Dal Carcere Penitenziario Minorile alle Comunità.

In Italia i minori in carcere sono soprattutto maschi, l’età è compresa tra i 16 e 17 anni.
Le femmine sono una percentuale bassissima. La giustizia italiana cerca soluzioni alternative al carcere per i giovani adulti che devono scontare una pena.
Moltissimi scontano i propri reati in Comunità. Tra i minorenni e i giovani adulti fino a 24 anni si compiono per lo più reati come furto, rapine, truffe, frode, ricettazione, riciclaggio. Una piccola percentuale riguarda ragazzi stranieri. È proprio grazie alle comunità residenziali che sono diminuiti gli ingressi nei carceri penitenziari minorili. Nel nostro Paese le comunità gestite direttamente dal Ministero della giustizia sono in tutto tre e si trovano a Bologna, Catanzaro e Reggio Calabria. Fino al 2009 ve ne erano molte di più ma, attualmente, hanno cessato e sospeso la propria attività. 
Oggi coloro che vengono dimessi dall’Istituto penitenziario minorile entrano per quasi il 50% in Comunità, con una misura cautelare soggetta a revisione, che può essere rivista dal giudice ogni tre mesi nel corso dell’anno.
Le Comunità per minori diventano per i ragazzi lo spazio di vita quotidiana, la loro casa: l’ambiente li aiuta a capire e ad accettare il loro passato e a trarre spazi per ricostruire la propria identità personale. La nascita delle Comunità alloggio per i minori in Italia è da collegarsi alla fine degli anni 70. Queste strutture sono intesa come alternativa agli Istituti tradizionali precedenti. La loro trasformazione lunga e complessa è passata attraverso numerosi interventi legislativi diversificati. In questi luoghi attualmente i ragazzi si trovano a confrontarsi con la figura dell’educatore che è, una figura formata, che funge da contenitore per le emozioni dei ragazzi. Il suo ruolo permette di elaborare insieme al ragazzo ricoverato situazioni vissute rielaborandole. Nella Comunità i ragazzi intraprendono un percorso riabilitativo individualizzato di recupero, che una volta riconosciuto dal giudice gli permette di essere reinseriti nel tessuto sociale di appartenenza. 

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