venerdì, Settembre 17, 2021
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8 MARZO: IL PERCHE’ DI UNA FESTA!

Dobbiamo risalire al 28 febbraio 1909, dove per la prima volta venne istituita, negli Stati Uniti, la “GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA”.   Fu il Partito Socialista che in quell’occasione, organizzò una grande manifestazione in favore del diritto al voto delle donne. Successivamente  e tra il 1908 e 1909  migliaia di operaie di New York  iniziarono a scioperare per giorni e giorni chiedendo un aumento del salario e un miglioramento delle condizioni di lavoro.

Nel 1910 l’VIII Congresso dell’Internazionale Socialista propose per la prima volta di istituire una Giornata dedicata alle Donne.

Il 25 marzo del 1911 nella fabbrica Triangle di New York si sviluppò un incendio e 146 lavoratori (per lo più donne immigrate) persero la vita. Da questo episodio  è stata erroneamente fatta risalire la nascita della Festa della Donna, leggenda nata solo dopo la Seconda Guerra mondiale. Da quel momento però le manifestazioni delle donne aumentarono anche in molti paesi europei così come vennero create delle giornate dedicate alle donne.

La data dell’8 marzo entrò per la prima volta nella storia della Festa della Donna nel 1917, quando in quel giorno le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando così vita alla «rivoluzione russa di febbraio». Fu questo evento a cui si ispirarono le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca quando scelsero l’8 marzo come data in cui istituire la Giornata Internazionale dell’Operaia.

In Italia la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione politica e di rivendicazione sociale. L’iniziativa prese forza nel 1945, quando l’Unione Donne in Italia (formata da donne del Pci, Psi, Partito d’Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del Lavoro) celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell’Italia già liberate dal fascismo.

L’8 marzo del 1946, per la prima volta, tutta l’Italia ha ricordato la Festa della Donna ed è stata scelta la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, come simbolo della ricorrenza.

Nel 1959 le senatrici Luisa Balboni, Giuseppina Palumbo e Giuliana Nenni, presentarono poi una proposta di legge per rendere la Giornata della Donna una Festa nazionale, ma l’iniziativa cadde nel vuoto. Il clima politico migliorò, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell’opinione pubblica finché, con gli anni Settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo: il Movimento Femminista.

L’8 marzo1972 la manifestazione della Giornata della Donna si tenne a Roma: un folto reparto di polizia piantonava la piazza nella quale poche decine di manifestanti invocavano “legalizzazione dell’aborto”, “liberazione omosessuale”, “matrimonio = prostituzione legalizzata” e che non fossero «lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l’intero processo della maternità»…slogan che sembrarono intollerabili al punto che la polizia caricò e disperse le manifestanti.

Il 1975 fu designato come “Anno Internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite e l’8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo la Giornata Internazionale della donna.

Questa battaglia è durata diversi anni e ancora oggi le donne sono sia in ambito lavorativo che famigliare discriminate. La giornata contro i femminicidi parla di quanta strada si deve ancora compiere. E’ proprio in nome di tutto questo che mi sembra assurda la speculazione che viene effettuata oggi in questo giorno.

L’8 marzo è diventata una “Festa” non più una “Giornata dedicata alla donna”, una festa, per molti, priva di valori , rappresentando  solo un’occasione di svago dandosi il permesso di effettuare esperienze innovative ma che di emancipativo hanno ben poco.

Forse dai locali, dalla visione degli striptease maschili bisognerebbe tornare nelle piazze a danzare tutte insieme tenendosi per mano verso la conquista di nuovi diritti, possibilmente insieme a quegli uomini che condividono l’idea che pur nel rispetto delle diversità di genere, bisogna lottare per il riconoscimento delle pari opportunità  fra uomo e donna

BUONA VITA.

Ganzetti Raffaella
Sono nata a Milano ormai molti anni fa e nella mia faticosa vita ho effettuato tante esperienze sia umane che professionali. Ho avuto inizialmente esperienze con bambini anche se il mio interesse si è sempre rivolto alla fascia adolescenziale o giovane adulti. Ho avuto la fortuna di lavorare per tanti anni con persone con disabilità sia grave che lieve che ai limiti inferiori di norma, occupandomi dell’aspetto educativo e successivamente terapeutico. L’esperienza mi ha portato a ideare modelli d’intervento sempre maggiormente centrati sulla persona che è l’unico protagonista della sua vita anche in caso di disabilità. Nelle diverse formazioni che ho effettuato a genitori e a personale che si occupa di sociale ho sempre cercato di far comprendere l’importanza dell’ascolto empatico, del contenimento emozionale elementi che nel tempo sono diventati la base del mio metodo. Già Direttore Responsabile di un altro giornale on line la cui redazione era formata da persone con disabilità ora mi accingo a portare avanti un nuovo progetto “Milano più Sociale”
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