OLIMPIADI 1972 – GERMANIA OVEST (Monaco di Baviera) IL MASSACRO, parte 03/03

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6th September 1972: The Olympic flag flying at half-mast in the Olympic Stadium in Munich during the memorial service for the Israeli athletes who were killed by Arab terrorists the previous day. (Photo by Keystone/Getty Images)

Il massacro di Monaco di Baviera fu un evento terroristico avvenuto durante le Olimpiadi estive del 1972, a Monaco di Baviera (Germania Ovest). Un commando dell’organizzazione terroristica palestinese, Settembre Nero irruppe negli alloggi destinati agli atleti israeliani del villaggio olimpico, uccidendo subito due atleti che avevano tentato di opporre resistenza e prendendo in ostaggio altri nove membri della squadra olimpica di Israele. Un successivo tentativo di liberazione da parte della polizia tedesca portò alla morte di tutti gli atleti sequestrati, di cinque fedayyin e di un poliziotto tedesco.

Si decise allora di esperire gli ultimi tentativi per salvare gli ostaggi: i terroristi e gli ostaggi avrebbero raggiunto un piazzale del villaggio olimpico e da lì sarebbero saliti su due elicotteri diretti all’aeroporto. Lì avrebbero trovato un Boeing 727 della Lufthansa che li avrebbe portati a Il Cairo. I terroristi avrebbero voluto dirigersi all’aeroporto di Monaco-Riem, ma i negoziatori riuscirono a convincerli del fatto che la base aerea di Fürstenfeldbruck avrebbe rappresentato una scelta migliore. Le intenzioni dell’unità di crisi consistevano nel tentare di uccidere i terroristi, mentre percorrevano a piedi il tragitto verso gli elicotteri, oppure di compiere un’azione all’interno dell’aeroporto.

La prima ipotesi fu abbandonata, quando i terroristi, sospettando un agguato, richiesero che il trasferimento verso il piazzale avvenisse con un minibus. Terroristi e ostaggi si divisero sui 2 elicotteri. Solo allora le autorità tedesche si resero conto che i terroristi erano in 8 e non in 5. In seguito, emerse che un gruppo di postini tedeschi aveva visto il commando scavalcare la recinzione la notte precedente e che si erano recati presso la Polizia per fornire la propria versione dei fatti.

Fu preparato un nuovo piano che prevedeva che gli elicotteri atterrassero vicini al Boeing 727. All’interno dell’aereo era stata posizionata una squadra della Polizia tedesca travestita con uniformi di volo della Lufthansa. Intorno alla pista e sulla torre di controllo erano posizionati cinque agenti con fucili di precisione che avrebbero dovuto uccidere i terroristi. Come rinforzi, il piano prevedeva l’utilizzo di un’ulteriore squadra che sarebbe giunta sul posto a bordo di un altro elicottero e altre squadre a bordo di veicoli blindati Sonderwagen. Sembra che sugli elicotteri ostaggi e terroristi chiacchierassero insieme, confidando in una soluzione positiva.

Il volo dal villaggio olimpico all’aeroporto di Fürstenfeldbruck durò all’incirca una ventina di minuti. Pochi minuti prima che gli elicotteri con gli ostaggi atterrassero, la squadra di Polizia posizionata all’interno dell’aereo valutò la possibilità di annullare l’azione. Alcuni agenti fecero notare che uno scontro a fuoco all’interno di un aereo pieno di carburante e privo di vie d’uscita avrebbe rappresentato la morte sicura. Inoltre, le false uniformi della Lufthansa erano incomplete e male assemblate. Il comandante della squadra decise di sottoporre a votazione la permanenza all’interno del velivolo e tutti i membri della squadra votarono per l’annullamento della missione. Gli agenti uscirono dall’aereo, mentre gli elicotteri con gli ostaggi volteggiavano attorno all’aeroporto per dar modo ad un terzo elicottero di atterrare. A questo punto, le speranze erano poste tutte nei cinque agenti di Polizia posizionati ai bordi della pista. Essi erano equipaggiati con fucili Heckler & Koch G3, ma nessuno di loro disponeva di attrezzature essenziali come elmetti, giubbotti antiproiettile, visori notturni e ricetrasmittenti. Inoltre, uno degli agenti era posizionato nella linea di tiro degli altri, nessuno sapeva dove fossero posizionati i colleghi e nessuno di loro aveva ricevuto un addestramento specifico come tiratore di precisione. A quell’epoca la Germania non disponeva, infatti, di squadre speciali antiterrorismo e l’unico motivo per cui gli agenti erano stati selezionati consisteva nel fatto che si dilettassero nella disciplina del tiro a segno.

Verso le 22:35 gli elicotteri con gli ostaggi atterrarono all’aeroporto. Immediatamente scesero i quattro piloti e sei terroristi. Issa e Tony, 2 terroristi, già insospettiti dal ritardo nel trasferimento, si recarono immediatamente a ispezionare l’aereo, mentre i quattro piloti erano tenuti sotto tiro, con le mani sulla testa. Non appena si accorsero che l’aereo era vuoto, compresero che si trattava di una trappola e tornarono di corsa agli elicotteri. Fu a quel punto che fu dato ordine di aprire il fuoco. Erano all’incirca le 23:00. Le luci, che erano state posizionate per illuminare a giorno l’area, si accesero e gli agenti cominciarono a sparare.

Un poliziotto mancò il primo colpo, ma riuscì a ferire Tony alla gamba al secondo tentativo. I piloti degli elicotteri si dettero alla fuga, mentre Issa correva a zig zag verso gli ostaggi schivando i colpi. Immediatamente furono colpiti a morte 2 terroristi, mentre quelli superstiti presero di mira i fari, posizionandosi dietro e sotto gli elicotteri. In questa circostanza, un colpo mortale raggiunse l’agente Anton Fliegerbauer. Seguì un fitto scambio di colpi per circa un’ora. Gli ostaggi, che nel frattempo erano rimasti legati all’interno degli elicotteri, provarono a liberarsi mordendo le corde. L’elicottero che trasportava la squadra dei rinforzi atterrò, per cause ignote, sull’altro lato della pista, a più di un chilometro di distanza dal luogo della sparatoria e gli agenti non entrarono mai in azione. Nel frattempo, tutta l’area adiacente all’aeroporto e le vie d’accesso erano state occupate da giornalisti e curiosi. Questa circostanza aveva fatto sì che i veicoli corazzati Sonderwagen che dovevano servire da rinforzo rimanessero coinvolti nel traffico. Inoltre, uno dei veicoli si diresse erroneamente verso l’aeroporto di Monaco-Riem, dall’altra parte della città. Quando il conducente apprese che il teatro dell’azione era a Fürstenfeldbruck, frenò bruscamente, causando un massiccio tamponamento a catena.

In un ultimo disperato tentativo, i negoziatori presero un megafono e provarono a intimare ai terroristi di arrendersi. Questi risposero sparando contro di loro una raffica di mitra. Ormai era troppo tardi per negoziare. I veicoli corazzati giunsero all’aeroporto poco prima della mezzanotte del 6 settembre e si decise di farli subito entrare in azione. Vistisi perduti, i terroristi decisero di uccidere gli ostaggi. Alle 00:04 uno dei terroristi, probabilmente Issa, sparò un intero caricatore all’interno di un elicottero uccidendo 3 atleti e ferendone un quarto. Subito dopo, lo stesso terrorista lanciò una bomba a mano nel velivolo che fu avvolto dalle fiamme. Issa si allontanò dall’elicottero assieme a Salah, sparando in direzione degli agenti, ed entrambi furono uccisi. Il poliziotto che si trovava nella linea di tiro dei colleghi riuscì a sparare in tutta l’azione un solo colpo con il quale uccise Salah. Ma i suoi colleghi, avendolo scambiato per un terrorista, spararono contro di lui ferendolo. Anche un pilota, Ganner Ebel, rimase ferito dai colpi sparati dagli agenti.

La dinamica relativa agli ostaggi dell’altro elicottero non è accertata, ma sembra che il terrorista conosciuto come Denawi, subito dopo l’esplosione, abbia sparato all’interno del velivolo uccidendo altri 5 atleti. Rimanevano quattro terroristi: Samir e Badran si finsero morti e furono catturati dalla Polizia. Samir era ferito al polso destro, mentre Badran era stato raggiunto alla gamba. Denawi fu catturato completamente illeso. Tony fu localizzato da una pattuglia con l’ausilio di poliziotto, mentre si nascondeva nei pressi di un vagone ferroviario situato lì vicino. La Polizia provò a farlo uscire utilizzando gas lacrimogeni, ma fu ucciso dopo un breve conflitto a fuoco. Alle ore 1:30 del 6 settembre 1972 era tutto finito.

Mentre ancora la sparatoria era in corso, fu diffuso un comunicato che annunciava la liberazione di tutti gli ostaggi e l’uccisione dei terroristi. Per motivi di fuso orario, i giornali israeliani andarono in stampa con questa notizia. Successivamente un incaricato del Comitato Olimpico Internazionale annunciò che: “Le notizie iniziali erano sin troppo ottimistiche”. La notizia ufficiale fu diramata dal conduttore dei programmi olimpici della rete televisiva statunitense ABC, Jim McKay, in questo modo:

«Abbiamo appena ricevuto le ultime notizie. Quando ero bambino, mio padre mi diceva che raramente le nostre speranze più belle e le nostre
paure più grandi si avverano. Questa notte le nostre paure più grandi sono divenute realtà. Ci hanno comunicato in questo momento che gli ostaggi erano undici. Due di loro sono stati uccisi nelle loro stanze ieri mattina, gli altri nove sono stati uccisi questa notte all’aeroporto. Sono tutti morti!»

Dopo la giornata di stop, le Olimpiadi non si fermarono e fu organizzata solo una cerimonia di commemorazione nello stadio olimpico alla presenza di 80.000 persone e 3.000 atleti. Durante la cerimonia, Carmel Eliash, cugina di Moshe Weinberg, morì a seguito di un attacco cardiaco. Il Comitato Olimpico Internazionale propose di mettere le bandiere delle Nazioni partecipanti a mezz’asta. La disposizione fu osservata da tutti i Paesi, inclusa la Giordania, ad eccezione dei rimanenti Stati arabi e dell’Unione Sovietica. Il sospetto che qualcuno di loro fosse stato colpito dalla Polizia tedesca non fu mai confermato. La delegazione israeliana lasciò Monaco portando i corpi dei loro connazionali in bare avvolte dalla bandiera.

L’8 settembre l’aviazione israeliana effettuò una serie di raid aerei su basi dell’OLP in Libano e Siria. I corpi dei terroristi uccisi furono trasportati in Libia dove ricevettero gli onori militari. I tre terroristi superstiti furono curati e incarcerati in Germania. Tuttavia il 29 ottobre, un altro commando dirottò verso Zagabria un volo della Lufthansa partito da Damasco e diretto a Francoforte, domandando il rilascio dei responsabili della strage. Il governo tedesco acconsentì allo scambio e i tre terroristi furono accompagnati in Libia dove furono accolti con grandi onori e indissero una conferenza stampa trasmessa dalle televisioni di tutto il mondo. Successivamente si diffuse il sospetto che il dirottamento fosse stato organizzato, o comunque non contrastato, dallo stesso Governo tedesco allo scopo di liberarsi dei tre superstiti e probabilmente per tenere la Germania al riparo da eventuali ritorsioni terroristiche[4].

In seguito a questi avvenimenti, la Germania intraprese la costituzione di un nucleo di Forze Speciali di Polizia per interventi antiterrorismo, sotto la guida del Colonnello Ulrich Wegener (già protagonista ai fatti di Monaco). Tale gruppo prese il nome di Grenzschutzgruppe 9, o GSG 9. Le autorità tedesche imposero il divieto per tutti i membri delle Forze di Polizia che avessero partecipato a vario titolo agli eventi, di parlare con i giornalisti o redigere memoriali sotto pena del licenziamento e di perdita del trattamento pensionistico. Pochi mesi dopo, il Governo di Israele varò una serie di operazioni condotte da gruppi militari e paramilitari, volte all’eliminazione fisica di alcuni alti esponenti palestinesi sospettati di essere coinvolti a vario titolo nel massacro di Monaco (operazione “Ira di Dio”, sfociata nel cosiddetto “Affare Lillehammer“, e operazione “Sorgente di Gioventù“).