Disturbi della condotta alimentare.Obesità e sovrappeso.

0
100

Tra i disturbi della condotta alimentare rientrano anche obesità e sovrappeso.
L’obesità è una malattia cronica che comporta importanti conseguenze sulla salute con legami documentati tra quest’ultima e l’aumento di mortalità, ipertensione, diabete mellito, malattie coronariche, insufficienza cardiaca, anomalie mestruali, disturbo della fertilità e gravidanza a rischio.
A quest’ultima sono inevitabilmente correlati costi sociali. Alcuni diretti, e comprendenti il diabete, la malattia cardiovascolare e l’ipertensione.
I costi indiretti, comprendono i giorni di lavoro persi, le visite mediche, le pensioni d’invalidità e le morti premature.
Suddetti fattori crescono in funzione del progredire del BMI.
Assolutamente non è da trascurare l’impatto psicologico e relazionale che la condizione di obesità comporta.
Ovviamente, il costo sociale è relativo alla ridotta attività produttiva, la quale è a sua volta connessa alle conseguenze sulla salute fisica e psichica. L’indice usato è il BMI (Indice di massa corporea), che è il risultato del rapporto intercorrente tra peso in kg e altezza al quadrato espressa in metri.
Se il BMI è inferiore a 18.5, il soggetto è sottopeso, se oscilla tra i 18.5 e 24.9 il soggetto ha un peso normale; tra i 25 e 29.9 è in sovrappeso, tra i 30 e i 40 è obeso, oltre i 40 è gravemente obeso.
Trovandoci difronte a casi gravi è consigliato un intervento chirurgico il cui fine è ridurre l’apporto e l’assorbimento di cibo all’interno dello stomaco.
Con il passare del tempo la psichiatria ha iniziato ad occuparsi di questo stato.
Se inizialmente il problema era di natura medico- endocrinologo da un lato, e nutrizionale ed estetico dall’altro, da anni vi sono cambiamenti in corso.
Tutto ciò per due ragioni: i disturbi psichici legati alla nutrizione  e all’immagine corporea sono in fase crescente,, l’uso sempre più diffuso di psicofarmaci influenzano appetito e metabolismo.
Gruppi di lavoro si dedicano a queste tematiche in funzione di pazienti psichiatrici e di soggetti che si rivolgono per disturbi della condotta alimentare.
Circa l’80%  delle obesità ha origine alimentare, correlata ad alterati stili di vita e nutrizionali. In alcuni casi, subentrano fattori psicogeni. Un esempio è quello del binge –eating.
L’aumento di peso è dovuto alla fame compulsiva che porta ad abbuffarsi di cibi, nello specifico, carboidrati e grassi, elementi che tendono ad aumentarne il peso.
Nei casi di soggetti non giovanissimi, nei quali si conduce una vita sedentaria o stressante, vi è l’assunzione di alcolici o superalcolici in eccesso, l’uso di farmaci per ansia o depressione portano stato di sovrappeso.
Chi si trova a fronteggiare uno stato di sovrappeso, fa fatica a muoversi, riducendo quindi l’attività fisica; si iperalimenta nelle ore serali e non rinuncia al pisolino pomeridiano.
Si può avviare la fase preventiva, bloccando la catena di eventi negativi, e dare via a un circolo che avrà come conseguenza l’apprezzamento circa gli effetti sul benessere personale e relazione di un assetto fisico adeguato.
Tale tipo di disturbo deve avvalersi di uno staff multidisciplinare, il quale chiama in causa diverse figure: internista, psichiatra, nutrizionista e psicologo.
Quando paziente è un malato psichiatrico, la condizione di sovrappeso e obesità è causata dall’uso di farmaci antipsicotici e antidepressivi.
Nelle società economicamente sviluppate l’obesità colpisce in prevalenza bambini e adolescenti.
Nei paesi in via di sviluppo, vi è un conflitto tra stati di denutrizione e obesità nell’ambito della stessa popolazione.
Tra le cause dell’obesità rientrano: fattori genetici, socio-economici,, comportamentali e situazionali, i quali possiedono influenza fondamentale nell’alimentazione e nel controllo del peso.
Nel trattamento dell’obesità, assume un ruolo fondamentale l’approccio psicologico. Il trattamento cognitivo-comportale se associato a interventi medico-nutrizionali, permette al soggetto di seguire in modo responsabile il regime dietetico, inoltre, aiuta a modificare lo stile di vita e perseguire obiettivi reali.
La terapia cognitivista-comportamentista si basa sulla convinzione che il pensiero (cognizione) ha la capacità di suscitare affetti e comportamenti.
Più un soggetto obeso si sente incapace e fallito nel raggiungere il traguardo dietetico, maggiormente ricorre  al cibo.
La terapia cognitiva, insegna a correggere i pensieri negativi che sorgono nel momento in cui non vengono raggiunti gli obiettivi.
Per quanto riguarda il trattamento chirurgico, si parla di tecniche “bariatriche”, il cui scopo è ridurre il peso corporeo. I differenti mezzi devono essere calibrati alle caratteristiche del paziente.
Gli interventi By Pass vanno per la maggiore. A seguito di complicazioni derivanti da questi interventi, occorre un approccio multidisciplinare.
Generalmente si ha una riduzione del peso pari al 50% di peso in eccesso che viene mantenuto per circa cinque anni.
In ogni caso, i pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica richiedono un supporto nutrizionale e monitoraggio medico di lungo termine
In determinate circostanze, l’obesità è associata al fenomeno del binge-eating disorder., questa situazione interessa il 15/50 % dei soggetti che partecipano a programmi di controllo del peso.
Il fenomeno insorge nella tarda adolescenza, intorno ai vent’anni circa, ed è più frequente nelle femmine che nei maschi, il decorso è tendenzialmente cronico ed è associato ad un aumento di peso; è stata inoltre riscontrata co-morbilità con depressione, abuso di sostanze e disturbi di personalità.
Quindi, vi è la possibilità di differenziare obesi binge eaters da obesi non binge eaters a seconda della presenza o meno di disturbi della personalità
.
Fattori implicanti obesità: ospite, vettore, ambiente.
Nel primo caso, si tengono presenti caratteristiche genetico-costituzionali, aspetti psicologici e psicopatologici, l’uso di farmaci e lo stile di vita.
Vettori, ovvero, la disponibilità di cibo, alimenti e bevande, dotati di alto contenuto energetico a base di grassi e carboidrati.
Fattori ambientali, intesi come fisici, economici e socio-culturali.
INFANZIA
Nel nostro Paese il fenomeno dell’obesità infantile sta assumendo ingenti dimensioni.
Il 12% dei bambini risulta obeso, il 24% sovrappeso.
Diverse cause interagiscono tra loro: principale sedentarietà, cattiva alimentazione e fattori genetici;  il tasso di sedentarietà è tre volte superiore a quello degli altri Paesi europei. Il principale allarme, riguarda, i sedentari assoluti, cioè coloro che non praticano né sport né qualunque tipo di attività fisica.

Obesity pill in fat boy hand.

I bambini si muovono sempre meno, mentre l’esercizio fisico è di fondamentale importanza;
Ad aggravare il tutto sono le abitudini alimentari nei quali si registra un aumento della quantità e varietà degli alimenti grassi ed energetici, l’aumento dell’uso di ristoranti e fast-food per pranzare e cenare, un incremento dell’uso di bibite analcoliche dolci e gasate come sostituto dell’acqua.
Si rammenta che una sana e corretta alimentazione accompagnata da un corretto rapporto con il cibo, a partire già dall’età infantile, producono effetti in età adulta.
A partire dal 2018 nel Regno Unito è entrata in vigore la Sugar Tax la quale, spinge i produttori, per mezzo della leva fiscale, a ridurne il contenuto di zucchero.
I succhi di frutta naturali, le bibite a base di latte e i piccoli produttori sono esenti dalla tassa.
Fondamentali sono le buone abitudini famigliari, che devono contribuire al formarsi di un’adeguata coscienza alimentare; la scuola, nell’ambito del suo ruolo istituzionale, deve assumere il compito di sensibilizzare verso le tematiche della salute, della sana alimentazione e della riduzione degli sprechi.