IL SOGNO DELLE PARA – BADMINTON

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Para-Badminton : dalla Corea alla Spagna, un percorso e un sogno realizzato.

 

Ancora una volta, mi ritrovo a raccontare di loro, un gruppo di atleti che hanno fatto dello sport il loro strumento di vita e rinascita:  terapia per abbattere barriere.

Sportivi, che hanno deciso di lanciarsi in un’affascinante impresa: fare crescere uno sport sconosciuto ai più, arrivando, forse, magari, alle prossime paralimpiadi di Tokyo.

Sono loro, i moschettieri del para-badminton: Marcella, Yuri, Roberto.  A guidarli lui, l’irriducibile Coache Enrichetto Galeani.

Andiamo alle origini, di cosa sto parlando?
Per chi non lo sapesse, il para-badminton è una nuova disciplina paralimpica, quella “cosa divertente” che da bambini giocavamo in spiaggia con racchetta e volano. Sì, esatto! Ovviamente, praticata a livello professionale e agonistico.

Dopo una prima trasferta in Giappone nel mese di settembre, i ragazzi della Nazionale sono volati in Corea: missione Mondiali, i loro primi mondiali insieme.

Bastano le parole di Enrichetto, uomo, educatore, allenatore a trasmettere entusiasmo: << Se fosse una canzone, quest’ultima trasferta sarebbe “ L’ emozione non ha voce” di Celentano.

Il viaggio è stato lunghissimo, 24 ore, due aerei, pullman e finalmente eccoci a Ulsan. Ci regalano subito uno scalda collo perché in Corea fa un freddo cane.

Sono partito con tre atleti : Marcella e Roberto a rappresentare la categoria WH2, Yuri nuovo giocatore a rappresentare la categoria WH1. La cerimonia di apertura è stata per me qualcosa d’incredibile. Noi, al tavolo con Egitto e Spagna, noi, che solo nel 2016 eravamo appena nati.

CIP e Fiba stanno mettendo in campo tutte le risorse a disposizione, io come tecnico della Nazionale non posso  non essere contento di far parte di questa grande famiglia>>.
E come un padre che ama i propri figli, ecco l’elogio: << Marcella, Yuri e Roberto sono migliorati rispetto al nostro primo esordio fuori casa.  Marcella ha dato prova di tenacia sul campo. Yuri è l’esordiente, e alla sua prima esperienza sul campo ha dimostrato tutto il suo potenziale, con lui, sicuramente, in futuro la FIBapotrà puntare in alto.  Nel girone di Roberto veniamo sorteggiati con l’Australia,ed proprio qui che parte quella famosa canzone.

All’Italia manca ancora la prima storica vittoria su un campo internazionale, e Roberto sfiora la vittoria per un soffio. Sono quelle partite che non si possono raccontare le devi vivere, e io c’ero, vissuta punto a punto. Siamo riusciti a vincere il primo set storico! Abbiamo ceduto al secondo e siamo arrivati al prolungamento del terzo set. L’emozione di questa partita mi fa venire i brividi ancora a distanza di tempo!>>.

E infine, colui che ha sfiorato lo storico risultato: Roberto, il quale non si limita a un discorso sportivo, ma si spinge oltre: <<Penso che ricorderemo i mondiali coreani come la prima esperienza di un gruppo di atleti che hanno fatto squadra, nello specifico, una nazionale che rappresenta una Nazione in un contesto sportivo,  un  gruppo all’interno del quale ( al di là di piacere e di soddisfazioni personali o collettive)emergono gli attriti e le naturali idiosincrasie che fanno parte delle relazioni umane; che ciò avvenga anche in un movimento sportivo appena nato, dove oltretutto, la condivisione della condizione di disabilità dovrebbe orientare verso il superamento di certe poco edificanti dinamiche, conferma che ciascuno deve impegnarsi per  favorire una miglior convivenza sociale( mai scontata) e averne cura responsabilmente.

Il Para-Badminton, così come lo sport in generale, è banco di prova più che del nostro atletismo, della nostra umanità. Ricorderò questi momenti soprattutto per questo: crescere insieme, anche da adulti, richiede cura amorevole>>.

Impegno, dedizione e spirito di sacrificio, non possono non portare ciò che tanto si cerca. E’ in Spagna, grazie a Yuri che il sogno tanto inseguito si realizza: la prima vittoria in campo internazionale. Un gruppo, sconosciuto, sorto reclutando atleti da ogni dove, giorno dopo giorno, sta crescendo, mettendo tutto l’amore e l’energia che ha in corpo.

In ultimo, io, scribacchina – tifosa – incantata di turno, ripercorro a ritroso la linea del tempo, e con immenso piacere, vedo scorrere innanzi a me, le immagini del mio primo incontro con questi intrepidi giovani : era ottobre, nel corso di un torneo organizzato a Milano.

A distanza di mesi, le parole di Enrichetto sono ancora vivissime:“Sono un motivatore, che allo stesso tempo necessita di essere motivato, e in loro ho trovato lo stimolo. Lo sport ti salva, ti permette di sfogare ogni tua emozione. Prendi la rabbia, e rivolgila contro il tuo avversario”.Della nostra precedente conversazione, impressa nella mente è rimasta la metafora del”VENIRE DALLA STRADA”  ,  espressione che da un lato mette in evidenza le difficoltà che chiunque può incontrare, mentre dall’ altro, sottolinea come da una reale accettazione di queste ultime, o meglio, dei limiti creati da particolari situazioni, ne deriva la forza di un individuo e la conseguente rinascita.


Personalmente, una cosa l’ho capita: insieme a voi ho vissuto.