L’immobilismo Lamentoso

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Autore Francesco Falezza

Uno sguardo disincantato sulla società di oggi. Riflessioni e pensieri verso una possibile rinascita sociale.

Mi verrebbe voglia di raccontare aneddoti e barzellette oppure di rimanere sulla soglia della superficialità, ma purtroppo credo sia impossibile farlo se solo ascoltiamo veramente quanto sta accadendo oggi intorno a noi.

Spesso mi chiedo per quale ragione i nostri telegiornali che fanno eco da tutte le parti, siano connotati solo da sciagure, crimini oppure da notizie leggere e poco edificanti.  Nel passato non succedeva tutto ciò? Forse in forma minore ma è come se le notizie oggi dovessero rispondere all’idea di sfacelo della nostra società.

Forse da un lato ci sono tanti episodi di violenza, ma la violenza chiama la violenza, immortalando azioni che echeggiano nelle nostri menti di continuo. Non bastano i telegiornali ma anche rubriche, dibattiti che sempre di più farciscono le nostre menti. Ci pensiamo uomini liberi ma sono convinta che non sia affatto così.

Siamo attenti alla vita degli altri, dei vip, seguiamo quella che viene definita tv spazzatura ma che in qualche modo ci fa sognare di “avere”, di essere importanti. Questa società dell’individualismo in compagnia dell’effimero, i nostri più cari amici i cellulari,ci porta ad un degrado del pensiero e a coltivare semi che forse non ci aiutano nella ricerca e comprensione del senso dell’esistenza.

Siamo spettatori passivi della vita anche se in realtà discutiamo, parliamo ci infervoriamo, soprattutto perché una squadra ha battuto un’altra e non ci accorgiamo che il tempo passa e che i burattinai del potere stanno facendo di noi, “massa”, quello che vogliono. Tutti sappiamo, tutti siamo esperti: la società dei tuttologi! Così urliamo per  aver ragione, prendiamo esempio dai nostri parlamentari, acquistiamo i mille prodotti inutili pubblicizzati e non entro a parlare dei tanti trucchi subliminali che ignari riceviamo. Crediamo nelle relazioni occasionali, negli amici sulle chat e non ci rendiamo conto di quanta povertà circonda il nostro cuore. La sensazione è quella che viviamo la vita che altri ci vogliono far vivere!

“Essere” un dilemma antico sembra aver preso strade ingannevoli verso un vuoto cosmico  che ci accompagna al lamento e alla insoddisfazione quotidiana e continua.

Questa strada è la strada della perdizione.

E’ importante oggi spostare l’ago della bilancia su valori antichi che sono stati contestati nel passato ma che permettevano di avere una guida e dei binari e il fuori uscire non solo poteva produrre reato ma un dolore alle nostre coscienze. Se non recuperiamo il senso del limite, della regola credo che la società non possa combattere ed evolvere . Disorganizzare per organizzare distruggere per ricostruire, disordinare per ordinare è  la realtà storica ma a volte le riorganizzazione hanno portato, quando il popolo era estremamente indebolito, come oggi, a massacri umani e di idee.

Forse è una visione estrema ma credo che dobbiamo pensarci e rifletterci. Ad un IO dobbiamo ritornare a mettere un NOI. Dobbiamo ricordarci che chi ci vuole soli vuole solo controllarci nell’utopia di farci sentire degli esseri liberi. Non si tratta più di sterili contestazioni ma di unioni di menti che cercano di fuoriuscire dal magma, recuperando la storia, la cultura il passato che come sempre ci può insegnare, visto la ciclicità degli accadimenti e della vita.

Unirsi nella riflessione e non nello scontro partendo dal presupposto che non esiste un torto ed una ragione ma due ragioni che devono incontrarsi e trasformarsi in un pensiero mediato al fine di far crollare il mito oggi vigente che solo la forza può determinare ciò che è vero!

Forse è solo un piccolo passo ma dobbiamo pur iniziare per uscire da questo eterno immobilismo lamentoso!

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Ganzetti Raffaella
Sono nata a Milano ormai molti anni fa e nella mia faticosa vita ho effettuato tante esperienze sia umane che professionali. Ho avuto inizialmente esperienze con bambini anche se il mio interesse si è sempre rivolto alla fascia adolescenziale o giovane adulti. Ho avuto la fortuna di lavorare per tanti anni con persone con disabilità sia grave che lieve che ai limiti inferiori di norma, occupandomi dell’aspetto educativo e successivamente terapeutico. L’esperienza mi ha portato a ideare modelli d’intervento sempre maggiormente centrati sulla persona che è l’unico protagonista della sua vita anche in caso di disabilità. Nelle diverse formazioni che ho effettuato a genitori e a personale che si occupa di sociale ho sempre cercato di far comprendere l’importanza dell’ascolto empatico, del contenimento emozionale elementi che nel tempo sono diventati la base del mio metodo. Già Direttore Responsabile di un altro giornale on line la cui redazione era formata da persone con disabilità ora mi accingo a portare avanti un nuovo progetto “Milano più Sociale”