LA RIFLESSOLOGIA – RIFLESSIONI PERSONALI

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Ho ancora nelle orecchie quanto ha detto il nostro insegnante domenica scorsa durante l’incontro associativo ordinario A.I.A.P. – 108° conferenza – a Milano (www.associazioneaiap.it). Tema “Sistema nervoso enterico”. Lui ha dichiarato più volte “In un trattamento di riflessologia plantare, quando si inizia a trattare l’apparato gastro-intestinale si parte dalle orecchie e dagli occhi”.

Se questa affermazione venisse fatta a persone non del campo, qualcuna sorriderebbe per la stranezza, qualche altra potrebbe pensare di avere capito male e forse qualcun’altra lascerebbe cadere la cosa perché poco legata all’argomento trattato. Tanti anni fa, forse anch’io avrei avuto queste reazioni spontanee. La prima domanda che viene da fare sarebbe: perché le orecchie se non mi fanno male? Perché poi gli occhi se il cibo entra dalla bocca?

Mi sono avvicinata alla riflessologia per caso, o meglio perché ero alla ricerca di qualche metodo alternativo per cercare di migliorare la precaria situazione di salute del mio primogenito. Nei suoi primi anni di vita era ciclicamente malato, con febbri anche molto alte. La medicina ufficiale lo ha sempre definito come soggetto di salute delicata ma non particolarmente problematica.

Essendo io una mamma lavoratrice e di conseguenza dovendo affidare ad altri la gestione diurna delle sue patologie, quando si ripresentavano i vari episodi febbrili questi erano fonte di grande angoscia e sensi di colpa per la mia mancata presenza. Alla ricerca “dell’altra medicina” come possibile supporto, ho provato la riflessologia presso il centro Fitgerald a Milano. Da subito sono stata affascinata dall’insegnante: Antonio Maglio.

Da studente avevo seguito a Milano in centri specializzati qualche corso di pronto soccorso, ma il corpo docente mi aveva sempre fatto annoiare con tutto il suo vocabolario tecnico/scientifico. C’era solo da memorizzare il corpo umano e niente più.

Questo insegnante invece non mi annoiava, ma cercava di alleggerire le spiegazioni mediche con vecchi detti legati al corpo: “mi mangio il fegato”, “verde come la bile”, “me la faccio sotto”. 

Ogni tanto si interrompeva e raccontava qualcosa della sua vita famigliare. Professionale al massimo, ha sempre legato il corpo umano alla vita, non solo alla scienza dei libri. L’ho così seguito negli anni nella tecnica di riflessologia plantare, facciale, della mano, facendo corsi ai vari livelli e applicando la metodologia a livello quasi esclusivamente famigliare.

Pensavo di avere almeno un’alternativa professionale una volta andata in pensione. La vita con le sue “improvvise svolte” non me lo ha permesso, ma questa tecnica mi è rimasta nel cuore e la seguo a tutt’oggi con tutti gli aggiornamenti ed integrazioni avvenuti negli anni.

Perché allora tanta eco in me per il massaggio iniziale delle orecchie e degli occhi quando si tratta del sistema digerente? Perché l’insegnamento mi ha plasmato e dato modo di fare collegamenti, a considerare il corpo con tutto quello che lo compone e non un contenitore a compartimenti stagni.Per esempio, a me che per hobby rilassa fare cucina e dolci in particolare, ha dato lo spunto per decorarli in altro modo, visivamente più “dolci”.

Ogni cosa che trovi davanti nel piatto, la “mangi” prima con gli occhi. Dagli occhi partono gli stimoli per una buona o cattiva digestione.

E le orecchie?  Se mi siedo a tavola e sento intorno a me un’atmosfera poco accogliente, come faccio a finire bene un processo metabolico così complesso?

Orecchie e occhi sono i nostri grandi primi affamati. Bisogna quindi trattarli con cura prima di riempire… la pancia.