GLI ORIENTALISTI

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Vi ho già parlato del GAM di via Manzoni 45 a proposito della mostra “Anima bianca”. Si tratta di un piccolo spazio espositivo le cui tematiche si concentrano sui pittori di fine ottocento, primi novecento. Io, Max e Paolo l’amiamo molto e non ci perdiamo una mostra. Così giovedì 30 marzo nel corso di uno dei nostri “giovedì culturali” siamo andati a vedere la mostra sugli Orientalisti.

Si tratta di 35 opere inedite dedicate all’oriente e all’orientalismo. Una tendenza artistica nata alla fine del diciottesimo secolo quando venne tradotto “Le mille e una notte” che suscitò passioni e interesse per tutto ciò che veniva dall’Egitto e dalla Turchia.

In Italia questa moda fu importata tra la metà dell’ottocento e i primi anni del novecento. L’oriente affascinò sia i pittori che ebbero la possibilità di visitarlo sia quelli che ne rimasero attratti attraverso la musica e la letteratura.

Protagonista della mostra è Alberto Pasini che visitò effettivamente l’oriente e influenzò gli altri pittori del periodo. Alla metà del 1800 Pasini fu incaricato dal governo francese di viaggiare in Egitto, Arabia, Iran, Turchia e Siria al seguito delle truppe per documentare le missioni coloniali.

Da li’ sono nate alcune vedute come “Davanti alla moschea”, “ Un Kan” e “ Berberi in marcia”.

Altro soggetto importante di questa corrente è la donna come seduttrice attraverso la figura della danzatrice del ventre e la suggestione dell’harem. La donna all’orientale è spesso associata alla lussuria. Un esempio si può riscontrare nella”Odalisca” di Pasquale Celonni dove una ragazza nuda stesa su un letto fuma con uno sguardo ammaliatore.

Una delle città più amate dagli orientalisti italiani è Istanbul che rappresenta un ponte tra oriente e occidente.

Fausto Zonaro, un pittore veneto, si trasferì in riva al Bosforo e diventò pittore di corte del sultano. Una delle sue opere più famose è una tela sulle alture di Uskudar.

Grande spazio è dato anche all’Egitto. Vengono rappresentati mercanti, botteghe e cammellieri all’ombra dei minareti e delle cupole del Cairo come nelle opere di Cesare Biseo e Hermann Corrodi. Pompeo Mariani preferisce riprodurre la vita quotidiana sul Nilo e Leonardo Bazzaro dedica un’opera alle fabbricanti di tappeti.

Si trovano anche opere di soggetto biblico come la tela di Domenico Morelli “La figlia di Jairo” che rappresenta la veglia di una giovanetta morta.

Tele a sfondo mistico sono anche “Porta di una moschea” lla, “Preghiera dell’arabo” di Pompeo Mariani e la “Festa islamica di Bayram” di Fausto Zonaro.

La mostra rimane aperta sino al 25 giugno 2017. Ve la consiglio!