Rispetto: un concetto astratto

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Viaggio nel “mondo delle fragilità” che appartiene ad ogni essere umano

La definizione più comune utilizzata per questa parola può essere sintetizzata in: “disposizione ad astenersi da atti offensivi o lesivi, implicita nel riconoscimento di un diritto”. A volte però il riconoscimento di un diritto avviene solo, prevalentemente nell’essere umano, per i propri simili o, ancora peggio, per sé stessi.

Vi è comunque una discrepanza, vista l’ambivalenza insita nell’essere umano, per i simili presentanti una patologia o una forma di diversa abilità.

In quest’ultimo caso, assume una caratteristica che poco si addice a quanto riportato in epigrafe. L’essere umano si sente autorizzato ad equiporsi ad una sorta di omnisciente divinità in grado  di discernere,  con preoccupante e disarmante chiarezza, cosa sia “giusto” e cosa sia  “sbagliato” avvenga nella vita di altri soggetti che, per caratteristiche personologiche o per fragilità/patologie che li connotano, non sono in grado di contrastare tale imposizione.

marionettaIl soggetto fragile viene così sostituito in toto trovandosi a non essere più PROTAGONISTA della sua vita e nelle scelte che gli  competono ma un semplice SPETTATORE IGNARO di ciò che avverrà nella sua esistenza deciso da altri.

Le reazioni che possono seguire tale mancato rispetto di un diritto, possono essere molteplici: apatia, depressione, somatizzazione del malessere e acting out aggressivi auto o etero diretti.

Finché si trova davanti all’apatia, l’essere umano se ne disinteressa ma nell’ultimo  caso, si sente ulteriormente autorizzato a definire “non più idonea” la persona presentante il malessere… ma non dovrebbe interrogarsi su cosa lo abbia causato e su cosa possa fare per arginarlo e, perché no, alleviarlo? Se il soggetto fragile non ha una famiglia alle spalle che possa in qualche modo “difenderlo” dal delirante stato di onnipotenza dell’essere umano, come può contrastare quanto passivamente subito?

Alcuni genitori illuminati hanno pensato al “dopo di noi” ma se i loro figli incontreranno nel loro percorso questa tipologia di esseri umani?

In questo viaggio chiamato vita, se il fato o una scelta ci porta ad entrare in contatto con persone fragili, non dovremmo sprecare tante energie  a “classificarle”,“giudicarle” o “sostituirle” ma per esserci incondizionatamente ed accompagnarle nel loro percorso di vita.
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Marinoni Alessandro
Non mi sento un artista, come a volte mi definiscono, ma un artigiano del fare, autodidatta, perché costretto ad effettuare studi che mi hanno temporaneamente allontanato dall'arte. Amo da sempre gli animali e la natura. Alcuni dicono che l’arte ci “giunge”, che è un dono, così come, forse, la capacità di ascolto e di mettersi in relazione con persone che nella nostra attuale società hanno difficoltà ad integrarsi e sopravvivere. Io mi colloco li, con le mie mani aperte, il mio sentire, il mio poco sapere, in una relazione d’aiuto che non è mai unilaterale verso qualunque forma di vita.